USA-CINA/2: la lunga "missione" del capitale occidentale



Proseguiamo nella pubblicazione a puntate, per ampi stralci, dell'inchiesta di Raul Diego sulle relazioni fra USA e Cina (qui la prima parte). Questo secondo articolo - Western Capital’s Long Chinese Mission: From Opium to COVID Vaccine Credentials - è stato pubblicato originariamente su MintPress il 23 febbraio 2021.


In questa seconda parte dell'inchiesta, esamineremo le relazioni praticamente ininterrotte tra i mediatori di potere americani e i più alti livelli di potere in Cina. Una storia che risale alla prima fase dell'evoluzione capitalistica, della schiavitù e del commercio dell'oppio, e che ha stabilito un canale permanente per il trasferimento di tecnologia e conoscenze medico-scientifiche in Cina attraverso organizzazioni filantropiche occidentali fondate all'inizio del XIX secolo. Anche intorno alla seconda metà del Novecento - sebbene la rivoluzione cinese del dopoguerra sembrasse ridimensionare l'influenza occidentale nel Paese - questi legami non si interruppero del tutto. E dal 1971 le relazioni diplomatiche fra USA e la Cina di Mao sono ufficialmente ripristinate, giusto in tempo per il trasferimento all'ingrosso della produzione americana in Cina sotto gli auspici dell'«apertura» del continente asiatico.


Quasi mezzo secolo dopo, «il miglior nemico che il danaro possa comprare» - per prendere a prestito il brillante gioco di parole di Antony C. Sutton - è stato venduto al pubblico americano da Donald Trump, la cui retorica anti-cinese, sia durante campagna presidenziale che nelle politiche della sua amministrazione, ha dato colore alla nuova guerra fredda con la Cina e preparato quella che la ricercatrice indipendente Alison McDowell ha definito «schiavitù del chattel digitale». Schiavitù descritta da McDowell come un fiorente mercato di risorse umane ancorato al blockchain, in connessione con l'emergente stato di biosicurezza implementato sotto le spoglie della pandemia.


Il 10 febbraio, il Dipartimento della Difesa ha reso nota una scheda informativa che annunciava i piani per istituire una China Task Force, guidata dal Segretario alla Difesa Lloyd J. Austin - consigliere ed ex vicepresidente esecutivo del Center for a New American Security (CNAS), il think tank per la sicurezza nazionale con sede a D.C. - da Ely Ratner e da quindici dipendenti del Dipartimento della Difesa, «civili e in uniforme», da definire. La presentazione della task force è arrivata pochi giorni dopo una dichiarazione di Austin che annunciava l'intenzione del Pentagono di rivalutare la «posizione globale» dell'esercito americano lontano dalle missioni di controinsurrezione che lo caratterizzano dal 2001, e di tornare a guerre ad alta intensità tra gli Stati nazionali.


Ely Ratner, poi, nel 2014 - da politologo associato presso la RAND Corporation - era stato coautore di uno studio intitolato China's Strategy Towards South and Central Asia, in cui si esaminava la minaccia posta dalla Cina agli interessi statunitensi in Asia centrale, concludendone che non esisteva una minaccia sostanziale: Ratner e i suoi coautori liquidavano l'esibizione di forza cinese nella regione come una «fortezza vuota», con riferimento a uno dei 36 stratagemmi cinesi di guerra (probabilmente concepiti in epoca dinastica), che implica di ingannare il nemico attraverso la psicologia inversa. Queste opinioni, però, sembrano essere mutate da quando, nel 2015, Ratner è stato nominato vice-consigliere per la sicurezza nazionale dell'allora vice-presidente Joe Biden, e poi senior fellow di Maurice R. Greenburg per gli studi in Cina presso il Council on Foreign Relations (CFR) nel 2017. E poco dopo essersi affiliato al CNAS, Ratner ha iniziato a pubblicare studi molto più ostili sulla Cina. Ha denunciato il fallimento delle nobili aspettative americane di «apertura» con la Cina - cui Xi Jinping avrebbe risposto con quella che Ratner definisce una «sfida» - e ha chiesto un «ripensamento chiaro dell'approccio degli Stati Uniti alla Cina» senza preoccuparsi dei potenziali rischi di «invitare una nuova guerra fredda». Nel gennaio 2019, in qualità di vice presidente esecutivo del CNAS, ha elogiato le politiche commerciali aggressive di Trump contro la Cina e presentato una sorta di bozza del whole-of-governement approach (questa la definizione che verrà usata in un rapporto di follow-up dal CNAS un anno dopo). Quel rapporto, di cui Ratner è co-autore, era appropriatamente intitolato Rising to the China Challenge e chiedeva lo stesso approccio whole-of-governement ora adottato da Biden con un entusiastico sostegno bipartisan.


I repubblicani sono infatti ansiosi di unirsi al revivalismo da guerra fredda che attraversa Washington. Lo dimostra un battibecco piuttosto rivelatore, occorso durante una sessione Zoom del Comitato dei servizi armati della Camera nell'estate del 2020. Si discuteva di un punto relativamente piccolo del disegno di legge sull'autorizzazione alla difesa del 2021. Ro Khanna, deputato democratico della Silicon Valley, stava cercando di trasferire circa 1 miliardo di dollari dal budget per la difesa (740,5 miliardi di dollari) a un fondo per la preparazione alla pandemia, stornandolo in particolare da una voce da 1,52 miliardi di dollari destinata al progetto di missile nucleare da 100 miliardi di dollari di Northrup Grumman contratto dalla U.S. Air Force. La proposta ha fatto infuriare la repubblicana del Wyoming Liz Cheney, che ha sparato a zero su Khanna, colpevole di aver suggerito lo storno verso un fondo per la preparazione alla pandemia, poiché secondo lei «il governo cinese e il Partito Comunista Cinese sono direttamente responsabili delle morti che abbiamo visto negli USA e in tutto il mondo, direttamente responsabili della devastazione economica». E ha detto di trovare «vergognoso» che un «membro del Congresso degli Stati Uniti» abbia proposto di dirottare i fondi da un dispositivo di deterrente nucleare (l'USAF prevede di acquistarne 600) a un'iniziativa di risposta pandemica.


La scenata della Cheney ha alla fine salvato l'acconto al Northrup Grumman. Ma per comprendere appieno la logica alla base della sua reazione dobbiamo tornare all'inizio, a ciò che rende l'America ciò che è veramente e alle forze trainanti che hanno tenuto questa nazione in guerra praticamente per ogni minuto del XXI secolo.



Le regole di base del capitalismo del libero mercato


Molto prima che Henry Kissinger portasse il suo ramo d'ulivo avvelenato a Pechino nel famigerato viaggio segreto per «aprire» la Cina agli interessi commerciali americani, gli agenti del colonialismo avevano già raccolto enormi fortune dalle operazioni illegali di contrabbando di oppio in tutto il continente asiatico mentre, nella loro incessante ricerca di accumulo di capitale, conficcavano un paletto nel cuore di una delle civiltà più antiche del mondo.


I boss americani del cartello della droga come Thomas Handasyd Perkins e suo fratello James avevano iniziato col business degli schiavi, facendo tratta di corpi umani su commissione tra Boston e Cap-Français a Saint-Domingue (nell'attuale Haiti), oltre che di merci come farina e merluzzo. E la rivoluzione haitiana aveva reso gli affari ancora più redditizi, dacché Perkins, Burling e altri divennero fra i principali fornitori di cibo e munizioni per l'esercito francese. Nel 1793, però, i Perkins erano passati dalla tratta degli schiavi all'assai più redditizio commercio cinese, che aveva prodotto enormi profitti per loro e per il resto del neonato establishment orientale. Le banconote statunitensi senza valore, che né i porti di richiamo né i fornitori cinesi delle pregiate sete e tè richiesti in tutto il mondo occidentale avrebbero accettato come pagamento, dovevano essere sostituite con la pasta d'oppio turca. L'esperienza dei Perkins e i loro legami con un potente mercante cinese noto come «Howqua» avevano reso le loro imprese particolarmente efficaci - tanto che la partnership Perkins-Howqua fu l'unico obiettivo di un'indagine del 1821 da parte della Camera dei Lord britannica sulle inroads fatte dai contrabbandieri americani nella massiccia attività di traffico di oppio della Corona attraverso la Compagnia delle Indie Orientali. La portata di quell'operazione è stata descritta da Michael E. Chapman, professore associato di storia all'Università di Pechino, come un «conglomerato transnazionale operante a livello sovranazionale». Secondo Chapman, le modalità commerciali transoceaniche dei Perkins - che includevano la ripartizione del rischio attraverso l'assicurazione delle merci, la messa in comune degli investitori per ogni viaggio e la ripartizione del capitale tra le navi - hanno stabilito le «regole di base sottese al capitalismo liberista americano». [...]


Le colossali fortune maturate dai Perkins e da altri magnati del traffico di droga come Samuel Wadsworth Russell vennero incanalate anche in istituzioni educative, come le università di Yale e Harvard. Il Boston Athenæum, una delle più antiche biblioteche della nazione, deve la sua esistenza ai fratelli Perkins, che donarono la gran parte dei finanziamenti iniziali, mentre la famigerata Skull & Bones Society di Yale fu fondata da William Huntington Russell, cugino di Samuel Russell, che a quel tempo aveva superato i Perkins ed era diventato il più grande contrabbandiere di oppio in Cina. Questa celebre istituzione accademica, con sede a New Haven nel Connecticut, avrebbe svolto, in collaborazione con i missionari protestanti, un ruolo centrale nelle relazioni dell'America con la Cina per quasi due secoli.


Era in particolare la medicina occidentale il veicolo utilizzato dai volontari stranieri - religiosamente motivati a convertire le masse pagane della Cina - e sui loro sforzi incombeva appunto il commercio dell'oppio. In quanto «avanguardia della penetrazione culturale occidentale», i missionari cristiani svolsero una funzione cruciale nel prolungato radicamento degli interessi commerciali americani in Asia, attraverso l'istituzione di studi medici a Guangzhou e poi in altre parti della Cina. Il primo "ospedale" in stile occidentale in Cina fu fondato nel 1835 da Peter Parker, fresco di laurea in medicina presso la Yale Medical School e ordinato ministro presbiteriano in seguito ai suoi studi teologici presso la stessa istituzione. Aperto come "infermeria oculistica" a Guangzhou, il progetto era certamente solo un mezzo per ottenere la fiducia dei locali al fine di convertirli alle dottrine ebraico-cristiane che Parker era ben più desideroso di somministrare. L'iniziativa medica, di un'organizzazione missionaria cristiana chiamata American Board of Commissioners for Foreign Missions (ABCFM), si dimostrò più redditizia del previsto e l'infermeria fu ampliata per poter curare un maggior numero di malati, col supporto di uomini d'affari americani nella città portuale. Assorbito in capo a tre anni dalla Medical Missionary Society in China, l'ospedale di Parker si trovò a dipendere fortemente dai contributi dei business-man americani - la maggior parte dei quali coinvolti nel commercio dell'oppio - e in particolare dall'aiuto finanziario (nientemeno) di quei Perkins che si garantivano porte aperte tramite il sodalizio con Howqua.


Un'eccezione - rispetto ai finanziatori di Parker legati all'oppio - fu David Olyphant, cofondatore di Olyphant and Co. e attivo nel commercio di seta e tessuti pesanti, il quale permise a Parker di utilizzare il magazzino della sua azienda a Guangzhou per ospitare i pazienti. Ma quella rappresentata da Olyphant era una minoranza piccolissima: uomini che si opponevano al commercio dell'oppio e, forse infine a discapito delle loro attività, lo facevano apertamente. Altri occidentali in Cina, pur nutrendo probabilmente riserve su «uno dei più grandi mali che affliggevano la società cinese», tenevano riservati i loro timori. Tra questi fu anche il primo missionario e fondatore dell'ABCFM cinese, E.C. Bridgeman, che preferì tenere le proprie opinioni nascoste al pubblico date le conseguenze politiche ed economiche che avrebbe comportato l'affrontare un «argomento così delicato». E anche quando, molto dopo, sentendosi sufficientemente sicuro nella propria posizione, sfidò apertamente il commercio dell'oppio insieme ad altri missionari nella città portuale, Bridgeman si guardò bene dall'attaccare direttamente i britannici e gli americani responsabili di quel commercio. Dopo tutto, erano stati proprio loro a finanziare le imprese filantropiche del missionario protestante.


La rieducazione della Cina


Ogni tentativo di frenare il business dell'oppio fu reso vano dagli interessi stranieri e dai governi che lo guidavano. La droga illegale continuò a inondare la Cina nei decenni successivi portando a ripetuti scontri con le potenze coloniali occidentali, le cosiddette guerre dell'oppio del 1839-42 e del 1856-60. Di fronte all'incessante campagna di destabilizzazione da parte delle forze britanniche, francesi e americane - insieme alla tacita approvazione e all'opera di sovversione culturale dei missionari cristiani - la Cina sarebbe diventata sempre più debole e avrebbe ceduto alle richieste dei suoi nemici. A metà del XIX secolo l'ex regno era ormai estremamente frammentato sia geograficamente che socialmente. I britannici erano riusciti a strappare Hong Kong alla Cina con il Trattato di Nanchino in seguito alla prima guerra dell'oppio, e la dipendenza da Guangzhou diminuiva man mano che altri punti di ingresso sulla terraferma venivano progressivamente concessi. La Yale University, in tandem con i missionari, continuò a coltivare un ruolo egemone come diffusore della scienza occidentale tra i cittadini cinesi, e nel 1850 Samuel Robbins Brown, missionario della ABCFM e laureato a Yale, portò nel campus del Connecticut un giovane da lui preso diciannovenne sotto tutela alla Macau Missionary School perché vi si laureasse: Yung Wing, il primo studente cinese a laurearsi in un'università americana, avrebbe fondato la Chinese Educational Mission, un programma che, nel 1870, immise studenti cinesi nelle scuole di tutti gli Stati Uniti. Stando al sito web di Yale, questi alunni selezionati diventarono «leader in campi come l'ingegneria, la diplomazia e il mondo accademico». Una di queste brillanti promesse, Tang Guo'an, sarebbe diventata il primo presidente del Tsinghua College (oggi Tsinghua University), prestigiosa istituzione di istruzione superiore in Cina e alma mater di Xi Jinping, che ancora oggi mantiene uno stretto rapporto con alcuni dei più potenti imprenditori occidentali e dei più sgradevoli ex funzionari governativi del nostro tempo.


La relazione simbiotica tra i circoli accademici occidentali e cinesi si intensificò solo all'inizio del XX secolo, quando le relazioni vennero ulteriormente formalizzate attraverso programmi federali come il Boxer Indemnity Scholarship Program del 1908. Programma, questo, che nasceva da una risoluzione del Congresso finalizzata a restituire una parte della penale da 333 milioni di dollari con cui le potenze occidentali avevano collettivamente gravato la Cina dopo la rivolta dei Boxer. E che fu invece usato come mezzo per attuare la «riforma cinese diretta dagli americani» finanziando l'educazione dei cittadini cinesi nei college statunitensi. Nel 1906, tre missioni cristiano-occidentali - tra cui la già citata ABCFM, insieme alla London Missionary Society e alla Medical Missionary Association di Londra - fondarono il Peking Union Medical College (PUMC) in collaborazione con il governo Qing, destinato ad essere rovesciato di lì a poco. Due anni dopo la rivoluzione Xinhai, che mise fine alla dinastia imperiale cinese, la Rockefeller Foundation assunse il controllo finanziario del PUMC e portò avanti il «trasferimento della scienza e della medicina occidentali in Cina», includendo tecnologie specializzate e metodi di formazione, oltre agli stipendi dei membri dello staff. Il tutto, nei successivi quattro decenni, sarebbe equivalso alla creazione di «una nuova élite medica».

La dinastia Rockefeller


Il più ricco dei nuovi plutocrati americani, John D. Rockefeller, aveva sviluppato lucrosi interessi commerciali in Estremo Oriente attraverso la propria compagnia petrolifera e, come i suoi predecessori, li rafforzò attraverso contributi filantropici ai missionari operanti in Cina. La ribellione dei Boxer e il crescente risentimento cinese per la presenza occidentale spinsero inoltre questo barone rapinatore a raddoppiare gli sforzi per ripristinare la tutela americana nel paese asiatico. Nel 1908 - su suggerimento del suo consigliere più fidato, il ministro battista Frederick T. Gates, e del futuro presidente dell'Università di Chicago, Ernest DeWitt Burton - Rockefeller finanziò un programma chiamato Oriental Education Commission presso un'università anch'essa da lui finanziata. La relazione della Commissione stabilì che l'istituzione di un programma educativo in Cina avrebbe portato all'auspicata «rivoluzione sociale» inculcando gli standard morali e politici occidentali nel popolo cinese. Le raccomandazioni iniziali furono però da Gates modificate per aggirare la giustificata resistenza dei cinesi ai concetti occidentali di moralità e società. Per superare l'ostacolo, Gates propose un approccio alternativo: usare la medicina per fare «ciò che non siamo riusciti a fare con l'istruzione universitaria».


Così - non senza opposizione da parte di quanti avrebbero preferito scommettere su un progetto universitario - la neonata Rockefeller Foundation avrebbe fatto il primo di molti investimenti in programmi medici per la Cina, evitando un eccessivo controllo da parte del governo sugli affari della Fondazione e, come John D. stesso ebbe a dire per giustificare preventivamente la propria scelta, concentrandosi sulla medicina in quanto «attività apartitica, tale da interessare tutti indipendentemente dal cambiamento dei governi». Nel 1914 venne creato dalla Fondazione il China Medical Board (CMB) per patrocinare l'assistenza alle scuole di medicina in Cina, tutte operanti presso le missioni protestanti come quelle dell'ABCFM e dei loro omologhi britannici e canadesi, stabilitisi lì dai primi dell'Ottocento. Per 200.000 dollari il CMB acquistò il campus del Peking Union Medical College (PUMC) e inaugurò un nuovo programma pre-medico. L'istituzione rimase sotto il controllo della Rockefeller Foundation fino al 1951, quando venne nazionalizzata da Mao, e si fuse con la Chinese Academy of Medical Sciences (CAMS) sei anni dopo.


La rivoluzione comunista cinese potreva sembrare uno spartiacque che avrebbe chiuso l'accesso e l'influenza occidentali sull'establishment scientifico e medico cinese, ma John D. Rockefeller nutriva fiducia nel fatto che il suo investimento sarebbe sopravvissuto «indipendentemente dal cambiamento del governo». Fiducia supportata da un articolo del 2015 pubblicato dall'Università di Cambridge, che mostra come il PUMC sia rimasto «un simbolo di spicco della scienza e dell'educazione medica occidentale in Cina» dal 1949 - cioè da quando venne istituita la Repubblica Popolare Cinese - fino al 1985. Lo studio rivela come sia stato lo stesso Esercito popolare di liberazione (PLA) ad aver assunto il compito di proteggere la posizione del PUMC come «prima struttura di biomedicina occidentale in Cina». Ciò, nonostante la forte critica a qualsiasi forma di imperialismo occidentale, diffusissima durante i primi anni del governo di Mao, e nonostante i principi guida della politica sanitaria del Partito Comunista Cinese, delineati da Mao nel 1950, contraddicessero i principi fondamentali del PUCM. Al fine di conciliare questa incoerenza - mantenendo le metodologie della scuola e l'approccio occidentale alla medicina - fu promossa una campagna anti-imperialista presso l'istituzione e il suo nome fu cambiato più volte. Ma, secondo l'autrice dello studio, Mary Brazleton, non furono attuate riforme significative al PUMC che, fino alla rivoluzione culturale del 1966, continuò ad operare come prima del 1949.


Solo quattro anni dopo il segretario di Stato di Richard Nixon, Henry Kissinger, fece il suo viaggio "segreto" in Cina e aprì la strada di un riavvicinamento sino-americano che avrebbe col tempo ripristinato pienamente la presenza dell'Occidente nella nazione comunista. Anche la «élite» scientifica e medica immaginata dall'impresa filantropica di Rockefeller si sarebbe riaffermata tramite un crescente livello di cooperazione tra ricercatori cinesi e occidentali. La cooperazione economica con la Cina comunista avrebbe inoltre ricevuto un importante e necessario impulso attraverso l'ennesima creazione di Rockefeller, la Commissione Trilaterale, gruppo politico formato e presieduto dal nipote di John D., David, che avrebbe iniziato a ricostruire le reti commerciali occidentali in Cina, atrofizzatesi nel corso della rivoluzione di Mao. Presentata come un'organizzazione per «promuovere una più stretta cooperazione» tra Giappone, Stati Uniti ed Europa occidentale, la Commissione aveva in realtà lo scopo di tenere a galla la Cina comunista e spianare la strada alle aziende manifatturiere americane per sfruttare il lavoro cinese a basso costo (il lavoro forzato, in alcuni casi) spostando le operazioni da manodopera più costosa (e organizzata) negli Stati Uniti e in Messico.


Quando Jimmy Carter divenne presidente - nominando non meno di 17 membri della Trilaterale nella sua amministrazione - la Cina aveva ormai iniziato a riprendersi dall'orlo del collasso. Una serie di contratti con compagnie occidentali (tra cui accordi con Ingersoll-Rand, Boeing e U.S. Steel) avevano contribuito a rivitalizzare le sue infrastrutture fallite. In cambio c'erano anche gradevoli accordi privilegiati, che illustravano ulteriormente l'ipocrisia dei capitalisti americani: un esempio è il monopolio delle bevande analcoliche in Cina dato al principale sostenitore di Carter, membro della Commissione Trilaterale e CEO di Coca-Cola, John Paul Austin. La Chase Manhattan Bank di Rockefeller e la Citicorp (in cui anche i Rockefeller avevano interessi importanti) furono le maggiori beneficiarie della Trilateral Era, che durò fino al periodo di Reagan. Quest'ultima banca mette in evidenza i veri legami storici tra l'attuale plutocrazia americana e le sue origini ignominiose nel commercio di schiavi e oppio: nel 1929, quasi un secolo dopo che la T.H. Perkins Co. aveva scaricato il suo primo carico illegale di droga a Guangzhou, l'omonimo e nipote di James H. Perkins divenne presidente della National City Bank, riorganizzatasi come Citicorp nel 1967.

Nel XXI secolo, la missione per salvare la Cina rossa è completa e le sue relazioni con i pinnacoli del potere oligarchico occidentale sono state riportate al loro splendore. Meno di dieci anni fa, il CEO di Blackstone Steven Schwartzman ha fondato un programma di borse di studio presso la Tsinghua University per educare la «prossima generazione di leader globali», vantando un comitato consultivo costellato di stelle: l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy, incriminato nel 2016 con accuse di corruzione; l'uomo «back channel» di Nixon in Cina, Henry Kissinger, e niente meno che l'insider boia della debacle ipotecaria subprime del 2008, Henry "Hank" Paulson, che condivide anche un'adesione onoraria a un altro programma della Tsinghua University con l'ex CEO di AIG (società che detiene una quota importante in Blackstone, perno della «grande recessione» che ha posto le condizioni per l'ascesa del quarto settore).


Il (non così) nuovo ordine mondiale


Fondata come American Asiatic Underwriters a Shanghai nel 1919 da Cornelius Vander Starr, la AIG (American International Group) non si è mai allontanata troppo dalle origini del suo governo. Vander Starr fu una risorsa dell'intelligence americana che collaborò ampiamente con l'Office of Strategic Services (OSS), precursore della CIA. Il suo ufficio di New York raddoppiò in quanto a fronti di intelligence e lui fu il capo addestratore del comandante dell'aeronautica degli Stati Uniti Claire Lee Chennault (dato che era stato anche lui un pilota dell'aeronautica USA) col compito di mettere insieme una flotta di 100 aerei bomba sotto copertura finanziata dall'OSS per essere pilotata da mercenari americani e cinesi contro obiettivi giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Le «Tigri Volanti» (così divenne nota quella flotta) erano inizialmente destinate a sostenere il governo di Chiang Kai-shek sostenuto dall'Ovest, ma alla fine avrebbero collaborato con gli squadroni della RAF per proteggere le colonie britanniche anche nel sud-est asiatico. Il protetto di Vander Starr, Maurice "Hank" Greenberg, avrebbe preso il controllo dell'attività assicurativa di Starr come CEO della società nel 1968 e l'avrebbe trasformata nella potenza globale che era poco prima della crisi finanziaria del 2008, quando il suo titolo aveva raggiunto livelli stratosferici.


Durante il suo mandato, Greenberg continuò a mantenere una forte attenzione dell'azienda in Cina e, a sua volta, divenne una delle figure più importanti nella riapertura cinese dopo che il viaggio del suo vecchio amico Henry Kissinger a Pechino nel 1971 gli fece ottenere il primo contratto di assicurazione straniera con la Cina.

Nel 1987, Greenberg nominò Kissinger presidente dell'International Advisory Board dell'AIG, mentre stabiliva profondi legami con la Repubblica Popolare Cinese, sedendo nell'International Advisory Council della China Development Research Foundation e della China Development Bank. Nonostante abbia ammesso nel 2017 una massiccia frode contabile e abbia saccheggiato il suo piano pensionistico come vendetta per la sua estromissione del 2005, Greenberg rimane nell'Advisory Board della Tsinghua University School of Economics and Management insieme a Paulson.


AIG è stato il centro della tempesta di credit default swap (CDS) del 2008. La più grande società di assicurazioni e investimenti del pianeta ha avuto la maggiore esposizione perché aveva acquistato tutto il rischio assicurando le transazioni CDS di banche e fondi pensione in tutto il mondo. Così, quando il castello di carte è crollato e AIG ha iniziato ad essere inadempiente, il destino del sistema finanziario globale si è appoggiato sulle sue spalle. L'indignazione per l'irresponsabilità di Wall Street è stata accolta con la promessa di condurre l'attività in modo più responsabile ed è nata l'idea di «investire eticamente». In realtà, il concetto non era così nuovo. I missionari protestanti in Cina avevano fatto del loro meglio per mettere un'aura di rettitudine sui depravati istinti capitalistici dei loro compatrioti mercanti, ma i loro stratagemmi non raggiunsero mai lo scopo. In fin dei conti, si tratta sempre di concludere una vendita, e se ciò significa che l'ex Primo Ministro britannico e membro del comitato consultivo di Schwarzman Scholar, Tony Blair, deve intervenire e reclamizzare le credenziali del vaccino COVID-19 per convincerti ad acquistarlo, allora – come sarà chiarito nella terza parte di quest'inchiesta – questo è esattamente ciò che farà.


[2 - continua. Traduzione italiana a cura di Gavino Piga]

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