Un riflesso di vita. Contro il tecnofeudalesimo.



Una mano capace, da tempo, ha lavorato con caparbia e scientifica accuratezza, disegnando un deserto, sempre più esteso e massificato, laddove, in un’era in cui è stato concesso all’uomo di oltrepassare limiti impensabili nella disponibilità di strumenti e tecnologie, Sapienza e Virtù avrebbero imposto e dettato una ”agenda” ben diversa.


Un esercizio abominevole del Potere fine a se stesso, come nel passaggio di uno sciame di locuste, ha ignobilmente saccheggiato vite, civiltà, territori, risorse: questo ha devastato il pianeta, non la CO2, non il numero dei suoi abitanti, non il pretesto del suo “riscaldamento” ed altri raffinati slogan finemente sponsorizzati. L’ingenuità e la credulità delle masse, sapientemente svuotate di spirito critico attraverso un’istruzione abilmente plasmata e svuotata, e un utilizzo prepotente, compulsivo e pressante dei mezzi di comunicazione, sono state manipolate e asservite ad un disegno suicida.


Il totem del “terrorismo”, esaurito il target degli obiettivi di conflitto localizzato, non bastava più. Ora il target è più ambizioso: si chiama “mondo”. E per il mondo delle “macchine”, e del controllo tecnologico pervasivo e invasivo, riservato al potere dei “pochi”, il mondo “metafisico” non solo è incompatibile, ma rappresenta una minaccia.


In un clima di panico globale pandemico, artificialmente custodito sotto costante, dosata alimentazione, dopo aver devastato in un battito d’ali quanto ancora risparmiato dalle stratificate condotte suicide e incoscienti del passato remoto e recente, si drenano le ultime migliori risorse alla realizzazione dell’ ”Utopia sostenibile”, che trova quale egregio estensore un Enrico Giovannini, attuale Ministro delle Infrastrutture, ben coordinato, al livello nostrano, con un Vittorio Colao al Ministero dell’Innovazione tecnologica e con Roberto Cingolani alla Transizione ecologica.


Sul piano globale, il tutto si traduce in una enorme strategia coordinata sinergicamente su più piani – sanitario (il pretesto), politico ed economico (l’obiettivo), tecnologico e ambientale (lo strumento) – per l’imposizione di un nuovo modello capitalistico in una nuova umanità: il tecnofeudalesimo, meglio descritto da Giorgio Agamben come «il capitalismo nella sua variante comunista (…) il nuovo regime [che] unirà in sé l’aspetto più disumano del capitalismo con quello più atroce del comunismo statalista, coniugando l’estrema alienazione dei rapporti fra gli uomini con un controllo sociale senza precedenti». E’ stato già testato, per l’intero ultimo anno: modello accettato e incamerato dalle masse, paralizzate dalla paura e dalla minaccia pandemica.


… L’algoritmo al posto dell’uomo, la negazione del suo “essere”, della sua esistenza spirituale al di là e oltre il suo essere materiale, dell’essenzialità del suo “essere libero” nel suo pensare, agire, vivere, attraverso cui, solo, può ristabilirsi quell’equilibrio dell’armonia del creato che, unico, rende onore al medesimo.

Anche i dissennati esecutori di questa follia perderanno infine i loro “numi”: un “riflesso di vita”, è lì la chiave della loro sconfitta.


Paola Musu

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