Mortalità da Covid-19: gli studi che ai media non interessano



Ho raccolto un po' di informazioni nel mondo, incuriosita da una questione che nei salotti buoni, nelle nostre testate e tra i nostri esperti non viene trattata. La ricerca parte dal fatto che quella attuale, più che una pandemia, è una sindemia.


La pandemia - leggiamo ad esempio qui - «è ciò che interessa tutte le persone, e più nello specifico un’infezione che coinvolge in breve tempo diversi continenti, diffondendosi su scala globale. Al contrario la sindemia è data dall’interazione tra un’infezione e altre patologie non trasmissibili (come diabete, obesità, ipertensione) e spesso rappresentative di aspetti socio-economici, che interagiscono con l’infezione influenzandone negativamente il decorso».


La natura sindemica della Sars-Cov-2 è stata definita da Richard Holton su The Lancet e la questione è stata approfondita anche qui. Se ci fosse un dibattito in questo senso, si dovrebbe dare una lettura del tutto diversa dell'impatto di questo virus, e quindi si dovrebbe ragionare in modo diverso rispetto alle misure da adottare. Non c'è proporzione tra mezzi usati ed obiettivi raggiunti.

Partiamo dal fatto che l'OMS, nel tempo, ha dovuto convalidare le stime del prof. Ioannidis rispetto al tasso di letalità e mortalità:

Tasso di sopravvivenza dell'infezione per età


0-19 99.9973% 20-29 99.986% 30-39 99.969% 40-49 99.918% 50-59 99.73% 60-69 99.41% 70+ 97,6% (non-inst.) 70+ 94,5% (tutti)


John A. Ioannidis è professore di epidemiologia presso la celebre Università di Standford. È stato definito come “uno degli scienziati viventi più influenti al mondo“ dalla rivista scientifica e culturale statunitense The Atlantic. È tra i dieci scienziati più citati al mondo negli articoli delle riviste scientifiche: vanta più di seimila citazioni al mese. Come riporta il giornalista Francesco Capo per byoblu, «nel gennaio 2021 Ioannidis ha pubblicato uno studio sull’European Journal of clinical investigation in cui ha dimostrato che i lockdown sono inutili e dannosi perché risultati in termini di riduzione dei contagi possono ottenersi anche senza restrizioni e serrate generali. Pochi giorni fa è uscito un suo nuovo studio, in fase di pre-print, che pone ulteriori interrogativi sulla narrativa ufficiale del Covid-19 fornita da governi e media mainstream. È doveroso ricordare che uno studio in pre-print deve ancora essere sottoposto alla revisione da parte di altri scienziati di pari competenze rispetto a quelli autori dello studio stesso. Lo scopo dichiarato dello studio è di stimare i tassi di mortalità dell’infezione e malattia da Covid-19 con particolare attenzione alle popolazioni di anziani che vivono in residenze e ad altri gruppi di età. Il lavoro scientifico ha preso in analisi 23 studi condotti in 14 Paesi diversi. Le persone con più di settant’anni di età i cui dati sono stati esaminati sono più di mille. I risultati confermano indici di mortalità bassissimi e tassi di sopravvivenza altissimi in caso di infezione e malattia. Nelle persone con più di settant’anni di età che vivono in residenze o comunità per anziani il tasso medio di mortalità è risultato essere del 2,4%, dunque con un tasso di sopravvivenza pari 97,6% dei casi. Per le persone di età superiore ai settant’anni in generale il tasso medio di mortalità è del 5,5%. Gli indici più alti di mortalità si registrano in anziani con più di 85 anni di età. I tassi medi di mortalità crollano nelle altre fasce di età. Da 60 a 69 anni il tasso di mortalità è dello 0,59%, quello di sopravvivenza del 99,41%. Dai 50 ai 59 anni è dello 0,27%, per arrivare alla fascia da 0 a 19 anni in cui il tasso medio di mortalità è dello 0,0027%. Ciò significa che in caso di infezione una persona da 0 a 19 anni ha un tasso medio di sopravvivenza pari al 99,9973% dei casi. Basterebbero queste cifre e gli elevati tassi di sopravvivenza sopra citati per sostenere l’inutilità dei sieri anti-Covid-19 nelle fasce più giovani della popolazione; invece la campagna vaccinale prosegue in Italia anche nei confronti dei bambini con età superiore a dodici anni. In Israele, uno dei paesi capofila al mondo nella campagna di vaccinazione di massa, stanno procedendo alla somministrazione della terza dose, disponibile anche per i bambini a partire dai dodici anni di età».

Il professore e la sua squadra hanno dimostrato in uno studio comparativo ancora mai smentito che le misure di coercizione, confinamenti, chiusure, uso della mascherina non producevano alcun effetto convincente né di rallentamento dell'epidemia, né di "assestamento della curva" dei ricoveri come ci era stato venduto a marzo 2020 e come continuano ad affermare gli "esperti" nonostante tutte le prove a distanza di un anno. Misure ingiuste e pesantemente distruttive nei loro effetti, senza alcuna efficacia osservabile, inutili.

Ed ecco che il 26 marzo Ioannidis ha pubblicato le sue stime riviste sulla letalità effettiva di Covid-19 (tasso di mortalità per infezione). Risultato = 0,15%, che è esattamente l'ordine di grandezza dell'influenza stagionale.

Queste conclusioni si basano su studi sierologici (rilevazione di anticorpi specifici) e non su test PCR che distorcono completamente i risultati a causa degli innumerevoli falsi positivi erroneamente riportati. Se dovessimo stabilire il tasso di mortalità del caso in base ai test PCR, saremmo infatti molto al di sotto dello 0,15%! Questa stima globale (ovvero 3 milioni di morti attribuiti a 2 miliardi di individui portatori di anticorpi) varia a seconda dei continenti e degli ecosistemi.


In Europa siamo più allo 0,3-0,4%. Questa differenza è dovuta a tre fattori principali: 1. La piramide delle età: le nostre società stanno invecchiando e quindi il bacino di potenziali vittime è proporzionalmente più ampio. 2. La mancanza di cure e di cure precoci, che avranno avuto un pesante tributo sulla mortalità: protocolli terapeutici che sarebbe stato ovviamente utile utilizzare, non solo farmaci ma anche un semplice monitoraggio della saturazione di ossigeno nel sangue che permetta di prescrivere l'ossigenoterapia se necessario prima che sia troppo tardi 3. Il Covid-19 è altamente sindemico: l'infezione è benigna per la stragrande maggioranza della popolazione ma può diventare grave nelle persone con fattori di rischio specifici. I quali fattori di rischio (sindrome metabolica, stato infiammatorio cronico di basso grado, destrutturazione del microbiota) dipendono essenzialmente dallo stile di vita. Tuttavia, le nostre autorità sanitarie hanno completamente trascurato o addirittura negato questa componente essenziale delle forme gravi, che è rapidamente reversibile con opportuni interventi.


Ed ecco che dovrebbero suonare ancora più gravi le scelte del nostro governo riguardo ai tagli alla sanità (da Monti a oggi sono stati tagliati 37 miliardi circa). Altro che piani pandemici: il disastro Covid-19 in Italia, tra le altre cose, è stato causato anche da una sanità debole. Ma dal 2023 sono previsti nuovi tagli alla sanità per 300 milioni, secondo gli analisti economici: la prospettiva che si vuole implementare è quella della sanità digitale a distanza, con risparmio della spesa pubblica.


Chiunque, con un minimo di scolarizzazione, afferrerebbe l'incoerenza. Da un anno e mezzo le autorità sanitarie e politiche insistono, descrivendo con perversa inesorabilità una situazione che semplicemente non corrisponde alla realtà. Eppure gli "esperti" della Task Force, degli ospedali, ecc. hanno continuato in questo periodo a raccontare situazioni apocalittiche dove c'era una semplice epidemia ma di un ordine di grandezza perfettamente consueto che avrebbe fatto meno morti se gli sforzi si fossero concentranti su tempestivi protocolli di cura.

Mentre questa propaganda su larga scala veniva mantenuta ad alte dosi da un corteo di esperti prestati alla narrazione, con la complicità di una stampa unanime per non far risuonare altro che questa canzone, le misure inutili imposte hanno prodotto una valanga di devastazione nella società: tumori, infarti, ictus e altre gravi malattie non curate (con un alto eccesso di mortalità dovuto a questi dinieghi di cura), fallimenti, depressioni e suicidi, repressione e abuso di autorità, censura, dogmatismo e infine la generazione di una vera e propria isteria collettiva.


Narrazione con dati manomessi, dal numero di "casi" al numero di ricoverati o deceduti, con la differenza che il Covid-19 non curato provoca complicazioni in alcune persone a rischio: il divieto di curare e monitorare i pazienti prima di un eventuale ricovero ha creato questa abbondanza di casi gravi in ​​una straordinaria deriva iatrogena per mancanza di cure. Venire a spiegarci poi che "non l'avevamo mai visto" quando abbiamo proibito o impedito tutto ciò che avrebbe potuto "prevenire quello" è solo un'altra decadenza.


Il tradimento dell'interesse collettivo ha maltrattato duramente la popolazione e saccheggiato la nostra società nella forma più pura. È ovvio che molte di queste persone semplicemente non sono al servizio dell'interesse collettivo ma degli interessi portati avanti da Klaus Schwab per il reset della società, nonché di quelli di Mr. Gates, senza che si sapesse che avevano ricevuto un mandato dal popolo in questa direzione. Gli "scienziati" sono in debito con le farmaceutiche tanto quanto con il signor Gates, che li nutre in un modo che chiaramente intacca la loro probità ed etica. La popolazione ne sopporta il peso via via crescente ed ancora si fa fatica a svegliarsi da questa allucinazione collettiva, nonostante si addensino nuvole sulla sicurezza ed efficacia dei sieri inoculati.


Chiara Ciampi

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