Il nemico invincibile (piccoli riassunti sul perché le cure assolutamente non ci sono)




Ringraziamo sempre la buona sorte che in piena pandemia mondiale ci ha concesso di avere un grigio burocrate laureato in scienze politiche alla guida del Ministero della Salute. Sempre sia lodato. Pensate se al posto di geni della virologia che ci hanno miracolosamente salvato le natiche avessimo avuto invece dei dottori con esperienza sul campo a prendere le decisioni per contrastare il terribile morbo. Con le loro strambe idee sperimentali, i loro intrugli olistici e i loro bizzarri medicinali già testati, chissà dove saremmo finiti?! Grazie a dio però c’era speranza a vigilare come un rapace sulla nostra salute e a difenderci da questi millantatori che si giocano la carriera per farci credere di aver trovato delle cure a questa nuova terribile ebola bubbonica che stermina anziani con 3-4 patologie. Lo fanno, sia chiaro eh, per diventare ricchi e famosi alle spalle dei gonzi come noialtri. Ma vediamo cosa hanno avuto il coraggio di proporre all'immacolato (sia eticamente che sessualmente) speranza.


VITAMINA C


Febbraio 2020. Il dott. Andrew G. Weber, pneumologo presso due ospedali di Long Island pubblica uno studio in cui dimostra che l’utilizzo della vitamina C, anche in fase tardiva, porta benefici enormi nella lotta contro il virus. Per spegnere sul nascere inutili e controproducenti allegrie, tutti i giornali a partire dallo sbufalatore seriale Mentana smentiscono categoricamente (lo ricorderete) che la Vitamina C funzioni e catalogano la notizia come bufala. Il sito ministeriale italiano si accoda e si limita a comunicare che “non è scientificamente dimostrato che la vitamina C prevenga il contagio”. D’altra parte tra Mentana e lo studio di un dottore americano chissàchi, come si fa a credere a quest’ultimo.


VITAMINA D


Nel frattempo, una ricerca condotta dal professor Giannini dell’Università di Padova dimostra che con la vitamina D i ricoveri in terapia intensiva calano dell’80% (la vitamina D che si sintetizza dai raggi solari e che il governo vi ha sapientemente negato rinchiudendovi in casa).


Il Ministero ha tra le mani una “scoperta sensazionale” tutta italiana. E cosa fa speranza? Convoca subito una task force e si dirige di corsa a Padova a incontrare Giannini e appuntargli al petto una medaglia? Apre immediatamente una ciclo di sperimentazioni? Più o meno... Prima di chiudersi in bagno per un attacco di panico, fa dichiarare al Ministero che “non ci sono prove scientifiche che la vitamina D giochi un ruolo nell’infezione da Covid”. Per sicurezza l’AIFA introduce la prescrizione medica per la vitamina D e per impedire che la gente sperimenti ascientificamente su sé stessa pericolosissime vitamine, impone anche lo stop alla vendita di vitamina D per chi non soffra di precise malattie che NON siano il Covid. Cioè: se c’hai l’osteoporosi o l’acne (con un certificato) puoi assumere vitamina D, se c’hai il Covid invece col cazzo che poi stai barando nello sconfiggere la malattia.



PLASMA TERAPIA

Aprile 2020. Scoppia il caso De Donno. Gli ospedali di Pavia e Mantova osano dichiarare di non avere morti da un mese. Curano con trasfusioni di plasma iperimmune dei guariti annullando i sintomi tra le 2 e le 48 ore.

Per qualche motivo il caso del dott. De Donno (primario di pneumatologia del Carlo Poma di Mantova) vive un momento di celebrità e sale per un attimo all’onore delle cronache, nonostante lo scetticismo intorno a lui si tagli col coltello. Va in televisione. Persino da Vespa che è come la tana del bianconiglio mediatico: entri zanzarologo e ne esci virologo, entri primario e ne esci ciarlatano.


Intanto l’importantissima rivista scientifica Nature conferma la bontà della terapia in un articolo del 7 maggio.

All’Ospedale Bambin Gesù di Roma un bambino positivo Covid, per poter essere sottoposto a un trapianto di midollo, viene trattato dall’equipe del dottor Franco Locatelli con plasma terapia. Il paziente si negativizza e viene operato con successo. La terapia col plasma iperimmune funziona.


Così, uno si aspetta che speranza sia saltato giù dal letto in piena notte e sia corso in mutande a Mantova per caricare sul motorino Giuseppe De Donno e portarlo in trionfo, praticargli massaggi tantrici o affidargli finanziamenti e un pool di ricercatori per approfondire le sue ricerche (condotte in vent'anni di esperienza peraltro).

Invece il ministro speranza, probabilmente ancora terrorizzato dall’aver visto delle automobili passare sotto la sua finestra la sera prima, come ricorderanno tutti coloro che non hanno la memoria di un pesce rosso, gli MANDA I NAS a perquisirgli lo studio. La Stampa, Burioni e il Fatto Quotidiano insinuano che la sieroterapia di De Donno sia una bufala o che il primario stia mentendo perché "in cerca di celebrità". Addirittura (e di questo parlai un anno fa perché era un colpo di classe) si ripete, con “il nano che parla al contrario di Twin Peaks” Burioni, che non è consigliabile utilizzare il plasma perché è “solo una terapia di urgenza per i casi caritatevoli”. Cioè solo i casi disperati. cioè uno che sta "morendo di Covid" non è un caso disperato. Capito? No, perché io dopo più di un anno non ho ancora capito che cazzo significhi.


De Donno (stranamente) risentito e (evidentemente) messo alle strette da pressioni enormi, smette di relazionare i propri risultati e pensieri sui social e poco a poco si dissolve dalle cronache.


Il 20 maggio il Lazio di Zingaretti boccia la proposta di introdurre il plasma iperimmune tra le cure per i pazienti Covid. Nonostante ciò, la notizia ormai è girata a carattere nazionale e speranza sbalordisce tutti dichiarando di voler ‘approfondire la ricerca’ con il “progetto Tsunami”. Oh grande speranza!! Finalmente mitttico!! Questa volta gliela fai vedere a quei menagrami che si chiedono cosa faccia una mente acuta quanto una pantegana di campagna investita sulla provinciale, a capo del ministero della salute.

Peccato (è sfiga oh!) che la sperimentazione non venga affidata a De Donno (e qui risbuca il genio assoluto di s.) ma all’Istituto Superiore di Sanità, composto da tutti quei bei dottoroni che da 15 mesi a questa parte spargono terrore a badilate e telefonano pure per prenotare un altro bilico di incubi direttamente da un libro di H.P.Lovecraft.


Il risultato è che a Settembre 2020 il professor Francesco Menichetti, responsabile della sperimentazione Tsunami, in un appello alle istituzioni lamenta una complessità nelle procedure richieste dall’ISS che ha di fatto segato le gambe alla sperimentazione con il coinvolgimento di appena una decina di ospedali e una ventina di arruolamenti. Più che tsunami quello di speranza è un peto nella vasca da bagno.


Il 15 aprile 2021 l’AIFA boccia la cura con il plasma iperimmune. É notizia dell’altro ieri che Giuseppe De Donno abbia lasciato il suo ruolo di primario di Pneumatologia al Poma per “tornare” a fare medico di medicina generale. Chissà come mai. Grazie a speranza, all’ISS e all’AIFA (che sono tutti la stessa cosa perché facenti riferimento ai medesimi datori di lavoro) , la cura col plasma è per sempre accantonata, sebbene fosse usata già da anni. Una vita non è abbastanza per ringraziarli del loro prezioso lavoro.



LATTOFERRINA


All’Università di Tor Vergata sanno benissimo che la glicoproteina cationica chiamata lattoferrina, contenuta nel latte materno possiede enormi proprietà antimicrobiche. Talmente elevate che la sperimentano e scoprono che funziona persino con una influenza così rara e così infettiva che paralizza per decreto i medici che la vogliono curare, togliendo loro i mezzi per farlo e minacciandoli di radiarli dall’ordine. Per questo i cinesi erano così terrorizzati dal virus!


La ricercatrice Elena Campione dichiara che in 10 giorni di terapia scompaiono di sintomi e che in massimo 12 ci si negativizza. L’Università La Sapienza con la professoressa di microbiologia Piera Valenti conferma i risultati ottenuti da Tor Vergata. L’Università del Michigan anche.


A quel punto, dopo la medicina quella vera, arriva il nano che parla al contrario di Twin Peaks, meglio conosciuto come Roberto Burioni, che si affretta a smentire col refrain del «non esiste alcuna evidenza clinica che indichi l’utilità della lattoferrina nel prevenire o curare il Covid-19». Che praticamente è il messaggio che l’Istituto Superiore della Sanità ha registrato in loop sulla propria segreteria telefonica (a seconda della cure mediche proposte da chicchessia) e che AIFA, ISS, Ministero e tutti i televirologi ripetono sempre nella stessa forma con le stesse parole come la litania di uno psicotico.

speranza che di latte materno ne ha preso poco e (chiaramente) pure di affetto, perde le chiavi del motorino in un tombino e passa tutta la settimana a cercare di recuperarle. Così poretto non riesce a raggiungere né l’Università La Sapienza (che se non sbaglio sta nella stessa città del ministero) né l’Ospedale di Tor Vergata (che comunque sarebbe stato troppo distante da raggiungere in motorino). Spiace perché era la terza volta che gli succedeva in un mese.


Così l’idea di approfondire con una sperimentazione questo trattamento medico biologico (sicuramente pericolosissimo), pergiunta scoperto da una DONNA per cui la Boldrini non ha pesato di scandalizzarsi per l’evidente mobbing, finisce nel dimenticatoio. La lattoferrina come la vitamina D e la quercitina non è tutt’ora consigliata dal protocollo ministeriale.


CORTISONICI


Il 24 aprile 2020 speranza riceve una lettera firmata da una trentina di medici, professori e ricercatori che, raggianti, gli comunicano che le cure cortisoniche funzionano nella lotta al famigerato virus. È un appello (come lo definiscono loro stessi nel documento) di neurologi come Roberta Ricciardi, professori di farmacologia come Piero Sestili, chirurghi come Stefano Manera o cardiologi come Matteo Ciuffreda (entrambi di BERGAMO) pneumologi, anatomopatologi ecc ecc, che richiamano la sua attenzione sulla necessità di utilizzare nelle fasi precoci una “semplice terapia cortisonica per combattere l’infiammazione”.

Insomma coglionazzi che vogliono solo rompere i coglioni a chi sta lavorando alacremente per proporre assurde terapie che ci sono sempre state. Gente con poca fantasia, magari, ma a cui in altri universi speranza elemosinerebbe ricette per il metadone.


Per una serie di disgraziati eventi il ministro non potè mai né rispondere, né dare alcun seguito alla lettera essendo purtroppo rimasto chiuso dentro un autolavaggio (cit) a seguito di uno spossante attacco di panico.

Al posto del ministero, che praticamente non risponde mai direttamente (se non attraverso il suo ufficio stampa composto di televirologi), controbattè il più terribile dei cavalieri dell’apocalisse della iettatura patologica istituzionale.


Sempre il nano che parla al contrario Burioni a cavallo del suo asino volante non perse tempo ad azzerare ogni vana speranza di noi poveri mortali annichilendo ogni approfondimento sui cortisonici e bombardando questa bislacca idea dall’alto della sua boria e di svariati studi (che sicuramente custodiva nel cassetto della sua cameretta) con un mefitico: “é importante non somministrare ai pazienti terapie non solo inutili, ma addirittura pericolose. Nelle fasi iniziali il cortisone è controindicato”.


Sfiga vuole che poi l’OMS, il 22 Giugno 2020, appena due mesi dopo, confermi tramite uno studio inglese che il Desametasone, un farmaco cortisonico, effettivamente, funzioni per curare il virus.

Culo vuole che nessun giornale o tg riporti minimamente la notizia in Italia e nelle linee guide del ministero dei cortisonici non ve n’è tutt'ora traccia. Che comunque è un gran risultato perché di solito il ministero le vieta espressamente le cure che sembrano funzionare. Ma si sa che la sorte aiuta gli audaci.


IDROSSICLOROCHINA


Oltre ad avere un nome che rende la pronuncia complessa a caproni complottari, l’idrossiclorochina è anche il cavallo di battaglia del dott. Didier Raoult. Probabilmente il più grande buffone della storia della medicina moderna. Un uomo con delle camicie improbabili (sicuramente non a caso) che è stato zimbellato in oltre 134 stati come uno al primo anno di medicina persino da quelli al primo anno di medicina. D’altra parte quando un mitomane va in giro con quei capelli unti da vecchio hippy sotto LSD anche se è titolare del miglior indice Hirsch del mondo (cioè il criterio di credibilità scientifica) con un tonante 175 non è che ti puoi aspettare che ti prendano sul serio lo stesso. (Per la cronaca Crisanti vanta un incoraggiante 49, Lopalco 33, Capua 48, Ricciardi 39, Boria-Burioni 26). Praticamente ha un indice H superiore a metà dei virologi italiani messi insieme e superiore anche al messia Anthony Fauci, ma se non ti lavi i capelli con la Johnsson & J. non conti una fava.

Si potrebbe azzardare che a carattere scientifico sia persino più autorevole dei fact-checking di Open. No scusate, è impossibile!


Bene. Il 18 marzo del 2020 il prof. Raoult un microbiologo con una carriera trentennale, dozzine di riconoscimenti internazionali e oltre 2300 pubblicazioni, conduce a Marsiglia uno studio su 24 pazienti somministrando idrossiclorochina, un farmaco antimalarico che si utilizza largamente in tutto il mondo da appena appena settant’anni. Lo studio dimostra che il 75% dei pazienti sottoposti a Plaquenil (farmaco della Sanofi da 6 euro a scatola) dopo appena sei giorni si negativizza. Sai mai che gli abbia detto culo, Raoult con altri venti dottori pubblica un altro studio su un migliaio (1000) pazienti Covid trattati con l’idrossiclorochina e azitromicina. Il secondo studio ottiene risultati ancora più netti con il 91,7% dei trattati con plaquenil che ottengono un esito clinico positivo negativizzandosi dal virus nel giro di una decina di giorni.


Dati talmente incoraggianti ed ottenuti da uno scienziato così importante (per tutti tranne che per Mentana) che ne parla persino Trump. E nel momento stesso in cui bellicapelli ne parla, l’idrossiclorochina è automaticamente marchiata con simbolo della bufala (perché non c’è nulla di ciò che dica l’’ex presidente che possa essere vero) e noi, di conseguenza, marchiati con quello dell’ultra-destra per aver solo citato bellicapelli.


Intanto anche in Italia la utilizza il dott. Luigi Cavanna, primario all’ospedale di Piacenza, che afferma di aver avuto in cura oltre 300 pazienti nel marzo 2020 e di averli curati con un farmaco che era già nei protocolli regionali e che poi è stato inopinatamente eliminato da quello nazionale, come afferma in una intervista a Radio Radio in cui asserisce che il farmaco antimalarico “assolutamente funziona”. Per la cronaca Cavanna è lo stesso Cavanna a cui il New York Times aveva dedicato una copertina proprio per la sua lotta al sacro morbo (curando a domicilio con l’idrossiclorochina). Ma è chiaro che se ha ottenuto risultati con un farmaco vecchio di 70 anni (e non di nuova generazione che sono quelli mejo!) è solo perché il primario di Piacenza è un ciarlatano che vuole pavoneggiarsi. Al San Orsola di Bologna cedono alla voglia di pavone di Raoult e Cavanna e senza alcuna motivazione medica/scientifica iniziano ad andare a curare a casa dei pazienti e forniscono il plaquenil direttamente a domicilio in fase precoce. Con risultati sconvolgenti: praticamente tutti guariti, come testimoniato anche da un servizio del TG3 regionale.


Alle stesse conclusioni giunge un altro di quei pericolosi dottori che vogliono circuirci per sfilarci quattrini come il dott.Andrea Mangiagalli di Milano che afferma sicuro che meno del 5% dei suoi pazienti trattati con plaquenil è finito in ospedale e nessuno è deceduto.


A quel punto per arrestare quell’ondata di terribili buone notizie che filtrano un po’ dappertutto, si scomoda nientepopò di meno del messia Anthony Fauci (il numero 2 al mondo per indice H dietro a R.) che contraddice sia Raoult e i suoi colleghi che il suo Presidente che (alla fine) sé stesso. Ma almeno siamo tutti più tranquilli perché poi la speranza agita e si finisce in terapia intensiva intubati che manco te ne accorgi.

Non abbiate speranza, voi che vi in(o)culate.

Fauci smentisce la validità della terapia nonostante vi sia una pubblicazione scientifica del 2005 pubblicata sulla rivista Virology Journal che dimostra che l’idrossiclorochina ottiene ottimi risultati coi virus Sars-Cov a cui il sacro morbo è simile oltre il 90%. E sapete chi era e chi è il direttore del Virology Journal? Tà-dà-dà-dan: sempre Anthony Fauci. Praticamente si è smentito da solo. Benvenuto nel meraviglioso mondo di Crisanti, Tony!


Ma è ovvio che Fauci non basta. Infatti nel giro di pochissimo tempo fioriscono, come a primavera le margheritine di campo, studi su studi su studi su studi volti a dimostrare che assolutamente l’idrossiclorochina non funziona e anzi è pure pericolosa (quasi come bere benzina). Per esempio quello della Oxford University (che è sicuramente un caso di omonimia con la Oxford University che poi si è messa a produrre il siero di AstrAZZ) che afferma che il farmaco non funziona e causa pure reazioni avverse. Solo che poi quando si va ad approfondire come hanno svolto la sperimentazione si scopre che hanno sovradosato il farmaco, causando reazioni allergiche, e che lo davano nelle fasi tardive.

Ma ancora non basta. Così a maggio 2020 arriva Lancet a fare tabula rasa di ogni a-scientificità e dall’alto della sua imparzialità empirica pubblica un incredibile (ennesimo) studio condotto su 96mila (!!) pazienti in cui conclude che l’Idrossiclorochina non solo non cura, ma che aumenta del 35% il rischio di morte in chi la assume. La pubblicazione di Lancet (che in molti identificano con la scienzah) mette a tacere ogni contesa, seppellisce definitivamente l’idrosiclorochina e sconvolge i medici che l’hanno usata per una vita. Soprattutto i vari Raoult, Cavanna e Mangiagalli che NON vengono indagati su dove abbiano nascosto tutti i cadaveri che hanno causato somministrando plaquenil. Ma tenete da parte lo studio di LANCET che ci torniamo.


A quel punto si sbraca totalmente. Così l’Ema si lancia nella commedia demenziale e addirittura afferma che ci sarebbe un comprovato rischio di suicidio per chi assume il farmaco e lo dice per sei (6) casi di “pazienti psicotici che avevano assunto dosi superiori a quelle autorizzate”. Li hanno sovradosati, sballandoli, e poi hanno scritto che era colpa del farmaco. Un farmaco che viene ogni anno usato da centinaia di migliaia di americani. Capito la scienza? Capito come funziona il metodo scientifico che parte sempre da una IPOTESI CHE SI VUOLE DIMOSTRARE?


C’è di buono in questa storia che speranza, per una volta, si mostri attento e reattivo alle istanze della comunità scientifica e senza indugiare un attimo (mica come altre volte) tramite Il ministero recita prontamente: “Sostanziale assenza di benefici, con possibili effetti collaterali anche potenzialmente letali”. Grazie robbè che ti prodighi per difenderci come un rapace, quando non sei ranicchiato sotto il letto.

Così AIFA (la stessa che classifica l’idrossiclorochina come uno dei farmaci più sicuri e utilizzati) sospende la somministrazione del’idrossiclorochina MA SOLO PER I MALATI COVID.

I negativi evidentemente non presentano l’effetto collaterale di diventare pazzi o morti. Didier Raoult viene accusato dall’Ordine dei Medici francesi e testimonia di aver ricevuto minacce da personaggi che lo hanno avvicinato per intimargli di smettere di usare il paquenil. Ma sicuramente lo diceva perchè aveva ricominciato a drogarsi.


Lo studio di LANCET fa discutere intanto. E non poco. Non solo perché dice l’esatto contrario di quanto affermino diversi altre ricerche ma anche per l’elevatissimo numero di casi clinici “studiati”. Così succede che 150 medici mettano in discussione i risultati e chiedano la “revisione paritaria” che precede la pubblicazione. Forse, ma azzardo io che non ho master in microbiotica, vogliono capire meglio come cazzo sia possibile che dal 2020 la gente muoia e diventi pazza ad assumere un farmaco che si assume da 70anni senza morire e diventare pazzi. E sapete che succede? Il 4 giugno 2020 tre dei quattro firmatari (tra cui prof. Mandeep Mehra) ritrattano lo studio affermando di non poter assicurare la veridicità dei dati proposti. E così Lancet RITIRA lo studio, ma a nessuno viene in mente di parlarne, pubblicizzare il fatto e naturalmente reintrodurre la idrossiclorochina. Per sicurezza comunque qualche tempo dopo a Taiwan esplode la seconda più importante fabbrica produttrice del farmaco. Quando si dice: le coincidenze. E per fortuna sennò sai in quanti diventavano pazzi e poi si suicidavano?


IVERMECTINA


L’Ivermectina è un farmaco antiparassitario, già utilizzato per curare malattie tropicali gravi che si usa da oltre quarant’anni, ma salito all’onore delle cronache solo recentemente. D’altra parte chi si sognerebbe di combattere contro un virus con un anti-parassitario?


Evidentemente più esperti di quanto pensassimo visto che già nell’aprile del 2020 era citato in decine di sperimentazioni tra cui uno studio australiano della Monash University's pubblicato sulla rivista Antiviral Research. In questa sperimentazione questi buontemponi della medicina avevano l’ardire di asserire che l’ivermectina bloccasse la crescita dell'agente patogeno, eliminando tutto (TUTTO) il materiale genetico virale nell'arco di 48 ore. Ma in Australia si sa che il caldo da alla testa. Oppure quello pubblicato nel gennaio 2021 sempre sull’ “Antiviral Research” ma condotto dall’Università di Liverpool secondo cui l’ivermectina neutralizzerebbe nel giro di 48 ore l’infezione da COVID nelle cellule. Secondo gli inglesi sarebbero diminuiti i ricoveri in ospedale, con tassi di sopravvivenza superiori all’83%. Ma si sa che in Inghilterra c’è freddo e mangiano pure di merda.