Il Grande Reset, il DNA e il "complesso di dio"



Terza e ultima parte dell'inchiesta condotta dal giornalista Raul Diego (leggi qui la prima e la seconda parte). L'articolo, qui tradotto per ampi stralci, è consultabile nella versione integrale presso il sito di MintPress (The Bits and Bytes of The Great Reset: COVID-19 and the Scaling Up of Data-Capitalism) che lo ha pubblicato il 3 marzo 2021.


Un ritorno «a qualcosa di simile alla normalità» richiederà un certificato di vaccinazione Covid secondo l'ex primo ministro britannico Tony Blair, sostenitore - insieme a molti leader mondiali - dei passaporti vaccinali che l'Unione Europea prevede di distribuire già quest'estate nei suoi Stati membri. Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel, la necessità di «un certificato di vaccinazione digitale» ha raggiunto il consenso totale in Europa, mentre i paesi extra-UE potrebbero presto ottenere standard e protocolli di applicazione per le credenziali dei vaccini, progettati da un team di ricercatori e accademici provenienti da Regno Unito, Australia, Canada e Caraibi. Andy Knight, politologo dell'Università di Alberta che sta guidando quest'ultimo sforzo, finanziato dal Fondo di sviluppo della ricerca del Worldwide Universities Network (WUN), ha sottolineato in una recente intervista che la vaccinazione non dovrebbe essere trattata come «un problema nazionalistico», affermando che la sicurezza globale «non è più questione di minacce militari: si tratta di minacce per la salute». E ha messo in guardia contro «una frammentazione della cooperazione internazionale» che invece - ha detto - dovrebbe essere soddisfatta attraverso «un incrocio tra il settore pubblico e quello privato».


In effetti gli sponsor di Knight sono impegnati nei Sustainability Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite, una serie di 17 obiettivi incentrati sul cambiamento climatico, pianificati intorno a partnership pubblico-privato-filantropiche. Sostenuto dalla Rockefeller Foundation e dalle organizzazioni filantropiche ad essa associate, il programma SDG delle Nazioni Unite brilla come uno dei capisaldi del Great Reset - che ora presenta il Covid19 come fulcro del progetto - e sta alla base di ciò che la pionieristica ricercatrice indipendente Alison McDowell, intervistata da MintPress per questo articolo, chiama «tecnofascismo teologico». Battezzata «quarto settore», questa fusione fra «stato aziendale [...] organizzazioni no profit e religione» - dice McDowell - opera attraverso le cosiddette «società di benefit», un nuovo tipo di struttura integrata le cui regole sono state sviluppate e finanziate dal B Lab della Rockefeller Foundation. In base al quadro di «governance sociale ambientale» o ESG, le Società B-Certified consentono ai dirigenti aziendali di essere direttamente tutelati dai loro azionisti, quindi dotati di una libertà senza precedenti per via della loro funzione apparentemente vantaggiosa dal punto di vista sociale e ambientale.


Questo nuovo volto del capitalismo intende funzionare sotto l'egida della cosiddetta «Impact Economy», nata dalle ceneri della demolizione controllata del sistema finanziario globale nel 2008, che ha spianato la strada agli hedge fund per sostituire le banche come forza dominante nel mondo del capitale globale. Un mondo attualmente governato dal Blackstone Group Inc. che, sotto il profilo della gestione patrimoniale, controlla cifre da capogiro (mezzo trilione di dollari), per non dire che è anche il più grande ente proprietario del mondo e - ciò che più inquieta - possiede il maggiore database privato di DNA del pianeta.

L'ondata di indignazione delle banche e delle istituzioni di regolamentazione più ricche, all'indomani della debacle del prestito ipotecario subprime del 2008, ha suscitato la richiesta di un capitalismo più "umano" e così, mentre la Grande Recessione era in corso, è stata coniata l'espressione «investimento d'impatto» per descrivere un modello economico capace di fornire «valore sociale attraverso pratiche basate sul mercato». E intanto parole d'ordine come «sviluppo sostenibile» o «carbon neutral» venivano ideate e diffuse da organizzazioni quali il World Economic Forum (WEF) o le Nazioni Unite. Sir Ronald Cohen, che McDowell identifica come una delle figure-chiave in questo processo, non più tardi del 2019 ha dichiarato che l'Impact Economy stava «rovesciando la dittatura del profitto mettendogli saldamente accanto l'impatto, per poterlo tenere nei ranghi». La sfumatura in questa dichiarazione forse non si percepisce immediatamente, ma le parole astute pronunciate dal presidente di una società di investimento d'impatto chiamata Global Steering Group (CSG) rivelano il trucco magico che i proprietari di capitale vogliono usare sul mondo. Certo, nonostante la fiducia sfacciata di Cohen e dei suoi compagni evangelizzatori sul carrozzone dell'investimento d'impatto, non tutti sono altrettanto convinti, e perfino la Rockefeller Foundation ha scoperto che farvi montare sopra i principali players potrebbe essere arduo: ha ammesso infatti di non aver ancora raccolto «il sostegno delle fund collaboratives, nonostante abbia provato con alcune delle più note, come la MacArthur Foundation» e altre. Ma forse nessuno meglio della Rockefeller Foundation capisce che «lo sconvolgimento può produrre nuova comprensione e opportunità». Il modello di investimento di impatto sta affrontando una sfida - come molte startup - che è un problema di scala. Ma si tratta di una sfida ben posizionata per affrontare il problema: gli agenti impegnati nella promozione di questo modello se ne sono già assicurati attingendo al più grande mercato orizzontale di tutti i tempi, l'assistenza sanitaria. Il complesso di dio

Nell'ottobre 2020, MintPress ha parlato di un'organizzazione chiamata The Commons Project, che all'epoca stava effettuando i primi test ufficiali della sua app di passaporto sanitario - CommonPass - a Newark, nel New Jersey, alla presenza di funzionari del Center for Disease Control (CDC) e di agenti della Custom and Border Protection. Il background dei fondatori del progetto ha rivelato i loro legami con il CDC e con operazioni di intelligence condotte sotto copertura in tutto il mondo. Uno di loro, in particolare, merita uno sguardo più attento alla vigilia di un regime mondiale di biosicurezza. Si tratta del dr. Bradley A. Perkins. Ha guidato l'indagine del CDC sugli attacchi all'antrace del 2001, in quanto capo del reparto "meningite e agenti patogeni speciali", diventando il principale esperto di antrace dell'agenzia. In seguito è stato nominato vicedirettore dell'Ufficio per la Strategia e l'Innovazione, per giungere poi a dirigere la divisione, a capo di un budget di 11,2 miliardi di dollari e di oltre 50 filiali in tutto il mondo. Perkins ha cominciato la sua ascesa a partire dal 1989 supervisionando un team del CDC's Epidemic Intelligence Service (SIE), un'unità speciale originariamente istituita per «catturare i comunisti se avessero iniziato a diffondere la peste nella penisola coreana». Era a capo dell'unità di bioterrorismo del CDC quando fu contattato, insieme a cinque dei suoi colleghi, per guidare l'indagine sull'antrace. Si può dire che abbia in quel periodo raggiunto il culmine della sua carriera nel servizio pubblico, lavorando a stretto contatto con l'allora direttore del CDC Julie Gerberding per creare una capacità di risposta alle emergenze che fosse «d'avanguardia» - da 2 miliardi di dollari - per l'amministrazione Bush sulla scia dell'epidemia di influenza aviaria H5N1. Da allora ha continuato ad essere una voce influente presso il massimo gruppo di prevenzione delle malattie della nazione, dove è parso fortemente intenzionato a rivedere in modo radicale l'approccio del paese alla salute pubblica. Un intento che ha portato i suoi sforzi ad incrociare il settore privato: per quasi quattro anni è stato Chief Medical Officer di Human Longevity, Inc, la società di sequenziamento del DNA fondata dal dr. Craig Venter, il primo uomo a sequenziare il genoma umano. E nel 2017, poco prima di dimettersi da quest'incarico, in occasione della conferenza Abu Dhabi Ideas dell'Aspen Institute presso la New York University, ha tenuto una presentazione piuttosto illuminante, nella quale ha spiegato in dettaglio cosa lui e i suoi colleghi nel business del sequenziamento del DNA intendano davvero quando parlano di cambiamento della sanità pubblica.


In una sessione del panel condivisa con altri transumanisti che spingono per la rivoluzione genomica globale (ad esempio Aubrey de Grey, attuale consulente scientifico del progetto transumanista di Jeffrey Epstein, ora ribattezzato Humanity+), Perkins ha vantato la genomica come prossima frontiera della sanità. Nel suo discorso - intitolato Synthetic Life to Human Health - ha spiegato come la genomica sarà «il prossimo acceleratore nell'estensione del ciclo vitale umano ad alte prestazioni» e quali siano i quattro fattori che hanno reso ciò possibile. Prima di tutto c'è la «radicale diminuzione del costo del sequenziamento dell'intero genoma», sceso dai circa tre miliardi di dollari iniziali a circa mille dollari (o «circa tremila se si include la componente analitica» per mappare il codice del DNA). L'avvento poi del cloud computing - che secondo Perkins è «appena sufficiente per iniziare ad ospitare questi voluminosi dati e permetterci di manipolarli e analizzarli» - e l'adozione su larga scala del machine learning (AI) per «interpretare» i dati costituiscono gli altri due fattori. Infine, Perkins sottolinea il passaggio - di importanza capitale - dall'«assistenza sanitaria basata sul volume» all'«assistenza sanitaria basata sul valore». Si riferisce qui al freddo e duro denaro, come chiarisce nel resto del suo seminario, visto che la genomica «guiderà enormi progressi nell'assicurazione sulla vita e sulla salute [nonché] enormi progressi nell'erogazione dell'assistenza sanitaria alimentando una nuova generazione di sanità e modelli sanitari». «Quello che stiamo per fare» - prevede audacemente - altro non è che «hackerare il software della vita» e «per la prima volta cercare di capire tutte le istruzioni che ci costruiscono, ci gestiscono e ci riproducono come esseri umani».


Per chiarire meglio il punto, racconta un aneddoto inquietante sul pioniere della genomica, Venter, il quale - ha detto - «si mise davanti a un computer con l'idea di poter effettivamente progettare un genoma, una sequenza di lettere del DNA, produrre quel genoma artificialmente, inserirlo in una membrana e avviare la vita da zero». Secondo Perkins, quel brainstorming di Venter nel 2010 fu forse più «importante» del sequenziamento stesso del genoma umano: il momento d'illuminazione in cui uno scienziato occidentale sviluppò il complesso di dio è quello che trasformerà «la medicina da scienza clinica supportata dai dati a scienza dei dati supportata dai medici» ha detto. E ha continuato mettendo in guardia sulla «profonda frattura con l'attuale modello di pratica della medicina» che - ha affermato con sicurezza - non sarà più «possibile nello stadio a cui arriveremo molto presto».

Archiviata nei server cloud di Amazon, la piattaforma di bioinformatica di Human Longevity è solo una delle diverse tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, progettate per eseguire il tipo di lavoro comparativo su cui Perkins (coi suoi colleghi dell'industria delle scienze della vita) conta per portare a termine quella che considera «probabilmente la più grande impresa su larga scala di sempre», cioè «tradurre il linguaggio della biologia, sotto forma di codice DNA lineare, nel linguaggio della salute e delle malattie».

Egli ammette che «il genoma, isolato, non è molto utile»: ciò su cui il business della genomica fondamentalmente si concentra è infatti la «costruzione di cartelle cliniche integrate» onde poter correlare «dati clinici di alta qualità» con l'intera sequenza genomica. «Siamo nel business della costruzione di un grande database» rivela. Senza il quale, la rivoluzione genomica è morta già, per così dire, nelle acque primordiali.


E con CommonPass, Perkins sta continuando a fare tutto il possibile per costruire quel database. Dopotutto, un passaporto biometrico richiesto a tutte le frontiere sarebbe molto utile per accumulare una miniera d'oro di dati genomici. Un'opportunità non persa dagli azionisti di maggioranza di un'altra società con cui Perkins ha avuto a che fare anche prima di lanciare l'organizzazione no profit o unirsi a Human Longevity. Appena conclusa la sua lunga carriera al CDC, infatti, Perkins è entrato a far parte del Vanguard Health System come vice presidente esecutivo e Chief Transformation Officer, giusto un anno dopo aver esortato i suoi colleghi dipendenti federali a prestare attenzione al «serious game» che l'agenzia stava implementando per «esaminare l'impatto e i costi stimati per la salute», associati ai principali cambiamenti delle politiche e del sistema sanitario «per un periodo di cinque decenni».


Vanguard Health System è un operatore transnazionale, quotato in borsa, nel settore ospedali e cliniche, che è stato controllato dal Blackstone Group dal 2004 fino al 2011, quando è stato venduto a Tenet Healthcare, formando la terza più grande rete ospedaliera detenuta dagli investitori negli USA. Tenet, come molte altre imprese sanitarie di proprietà del private equity, è stata toccata da controversie e corruzione. Perkins ne ha acquistato un bel pacchetto (1,9 milioni di dollari) e ha lasciato Vanguard poco prima della fusione. Proprio l'anno scorso, Blackstone ha acquisito Ancestry.com Inc. per la bella cifra di 4,7 miliardi di dollari: ciò ha reso il più grande ente proprietario del mondo titolare anche del più grande archivio privato di DNA del pianeta, contenente il genoma di 18 milioni di persone in 30 Paesi.

Il nuovo vino della schiavitù


«Tutto [deve essere] grande, veloce e scalabile» afferma Alison McDowell, che sul suo blog (Wrench in the Gears, così chiamato in onore dell'appassionato discorso di Mario Savio ai suoi compagni studenti di Berkeley, all'apice del movimento anti-guerra in USA) ha seguito lo sviluppo dei modelli di investimento d'impatto in fase di sperimentazione su più livelli. McDowell è riuscita a spiegare molti degli «ingranaggi» che stanno muovendo questa reinvenzione del capitalismo basata sull'aggregazione e la manipolazione - in tutte le loro forme - dei dati.

In particolare, attribuisce a un discorso del professore dell'UC Davis Justin Leroy (Race, Finance and the Afterlife of Slavery, ascoltato nel 2017 al Whitney Museum of American Art) il merito di averle aperto gli occhi sulle macchinazioni sottese ai modelli emergenti di sfruttamento finanziario e, in particolare, sulla natura razziale dei nuovi strumenti finanziari creati a tal fine, come i bond a impatto sociale o i SIB. Leroy, infatti, li descrive esplicitamente come «strumenti capitalistici razziali» e li fa discendere dall'assicurazione marittima e da altre innovazioni finanziarie prodotte dalla tratta degli schiavi, ipotizzando che proprio la tratta degli schiavi sia servita da «principale motivatore per portare allo sviluppo di solide reti assicurative». La sua citazione del massacro della nave schiavista Zong - dove centinaia di prigionieri furono gettati in mare e successivamente rivendicati come proprietà assicurata dal capitano della nave - si integra perfettamente con la realtà dei legami di impatto sociale, che replicano la propensione del capitalismo a mercificare la vita umana.

In termini semplici, un'obbligazione ad impatto sociale garantisce finanziamenti per un determinato programma sociale da investitori privati, che "rischiano" i loro soldi per un rendimento basato sulla completa "riuscita" degli obiettivi dichiarati dal programma. Come per qualsiasi obbligazione, queste forme di debito cartolarizzato possono essere negoziate sul mercato aperto proprio come un mutuo ipotecario subprime riconfezionato. Più specificamente, le obbligazioni a impatto sociale sono veicoli di investimento legati al valore di un servizio sociale fornito da un ente governativo, come l'assistenza sanitaria, o di una funzione dello Stato, come l'incarcerazione. Il loro effetto netto, come sottolinea Leroy, si traduce nel trasferimento della ricchezza pubblica in mani private. Il grande contributo di Alison McDowell è stato quello di tracciare come e dove questo tipo di strumenti di investimento d'impatto siano in fase di test, rintracciando il legame vitale tra i contratti intelligenti, che si basano sulla tecnologia blockchain, e queste nuove forme di debito cartolarizzato dinamico. «L'analisi dei dati segnala il valore del debito cartolarizzato», ha detto a MintPress, sottolineando che i dati stessi saranno necessariamente «basati su una profilazione predittiva basica», con l'uso di metriche «molto semplici e strette» al fine di soddisfare la scala e la velocità richieste da istituzioni come Goldman Sachs, che gestiranno questi asset. «I numeri non sono importanti in termini di persone incluse nel programma [sociale]», dice McDowell, dal momento che il successo delle metriche non si baserà su «una cava di dati individuali, bensì provenienti [da] gruppi di persone». Questo fatto cruciale - che riflette la natura predatoria e comune del capitalismo - è essenziale per cogliere il pericolo intrinseco in queste forme di "finanza sociale". E per capire come le denominazioni dal suono nobile in cui sono avvolte non mitighino il danno che inevitabilmente ne deriverà.

In nessun comparto ciò è più rilevante che nello spazio sanitario, dove enormi accumuli di dati genomici vengono accaparrati da Blackstone e altri: si veda la recente acquisizione, a gennaio, di 23andMe da parte di Richard Branson attraverso una società-veicolo al fine di rendere pubblica la società di servizi di test genetici. «Quando si tratta di genetica, hai bisogno di set di dati straordinariamente grandi», afferma Emily Drabant Conley, CEO di Federation Bio, rispondendo alle domande sull'archivio di DNA di Blackstone. L'ex dirigente di 23andMe spiega che, poiché «il genoma stesso è così vasto e complicato e ci sono così tante differenze tra le persone», la «fascia bassa della barra» per potenziali clienti come Big Pharma si aggira intorno a set di dati di 10 milioni di persone.

Tuttavia, la capacità di Blackstone di monetizzare il nostro DNA non è limitata dai mercati esistenti. La sua significativa partecipazione nelle aziende sanitarie, assicurative e di vendita al dettaglio dà alla società di private equity la capacità di mescolare e abbinare i set di dati collettivi di loro proprietà per spin-off di nuovi segmenti, sulla falsariga della partnership tra Spotify e Ancestry.com, nata per creare «playlist musicali progettate dal DNA», e altre combinazioni meno innocue di set di dati comportamentali e genetici. Un «quadro onnicomprensivo del comportamento dei consumatori»: così un professore di finanza della Wharton School of Business dell'Università della Pennsylvania descrive l'invidiabile posizione di Blackstone.


Ma questo è solo un lato della moneta distopica. Uniti a quelli genomici, questi dati possono produrre scenari davvero da incubo di controllo fascista. Molta parte della ricerca di McDowell si è concentrata sulle applicazioni in campo educativo dell'impact investing, basate in gran parte sui dati comportamentali ottenuti attraverso riconoscimento facciale e intelligenza artificiale per la creazione di strumenti d'investimento social-finanziario intorno alla scuola. Iniziative come la Blockchain for Social Impact Coalition (BSIC) della Banca Mondiale stanno promuovendo la creazione di «soluzioni e applicazioni blockchain di Ethereum che affrontano le questioni sociali e ambientali globali» attraverso il loro protocollo IXO, che «consente a chiunque di fornire, valutare o investire in sustainable development impacts, con prove cripto-economiche dell'impatto». Imprese come Social Finance Israel, fondata da Sir Ronald Cohen, stanno guidando l'implementazione di tali protocolli attraverso più programmi pilota per valutare metriche come l'analisi dei dati in tempo reale, la verifica del last-mile impact e la fattibilità di impact tokens (gettoni specifici di criptovaluta) nel campo dell'istruzione e in altre aree. Impact Oxygen Foundation (iO2), con sede a Hong Kong, gestisce una piattaforma di servizi ad impatto sociale in Cina chiamata ShanZhai City, che distribuisce progetti d'impatto basati sul blockchain sia in quel Paese che in Myanmar, Laos, Thailandia e Brasile. Nel 2018, il CEO di questa startup ad impatto sociale è stato invitato a partecipare a un workshop di due giorni creato dal gigante bancario UBS e dalla IXO Foundation «per creare la prossima generazione di meccanismi di finanziamento ad impatto, utilizzando tecnologie Web3 e blockchain». All'inizio di quell'anno, ShanZhai City è entrata in partnership strategica con IXO per «rivoluzionare le infrastrutture di finanza sociale».


Questa rivoluzione comporta la capacità di «misurare, valutare, quotare e tokenizzare i dati d'impatto verificati» ottenuti attraverso le nostre onnipresenti tecnologie di raccolta dati e sorveglianza, che, a loro volta, li consegnaranno alle istituzioni finanziarie perché traggano profitto dalle scommesse che fanno sulla povertà e sulla miseria in tutto il mondo. Nel frattempo il problema della scala persiste e, come sottolinea McDowell, tutti i loro programmi pilota messi insieme non raggiungono nulla di sostanziale. «La mia sensazione», ipotizza, «è che il passaporto sanitario biometrico sia ciò di cui hanno bisogno» per raggiungere la massa critica e infine dare il via alla quarta rivoluzione industriale.

Quando Donald Trump ha tagliato i finanziamenti al programma PREDICT di USAID nel marzo 2020, ci sono state alcune chiacchiere sull'irresponsabilità di porre fine - proprio quando veniva dichiarata una pandemia di coronavirus - a un programma che negli ultimi dieci anni si era concentrato sulla raccolta di coronavirus portati da pipistrelli in Asia. Ma, a tutti gli effetti, il programma era concluso da tempo. Il suo creatore, dr. Dennis Carroll, il suo direttore globale dr. Jonna Mazet, e Peter Daszak, la star della scienza che aveva depositato migliaia di campioni di coronavirus nel database del Wuhan Institute of Virology, avevano già formato una nuova organizzazione no profit per sviluppare «una risposta strategica alla crescente necessità di prevedere, prevenire, rispondere meglio alle future minacce virali pandemiche, e di proteggerci tutti dalle loro peggiori conseguenze».


Denominata Global Virome Project (GVP), l'associazione è rapidamente entrata in collaborazione con The Trinity Challenge, una coalizione globale «di partner uniti dall'obiettivo comune di sviluppare approfondimenti e azioni per contribuire a un mondo meglio protetto dalle emergenze sanitarie globali». Tra i suoi «soci fondatori» ci sono la Bill & Melinda Gates Foundation, Facebook, Google, The London School of Economics, Glaxo-Smith Klein, McKinsey & Company, Microsoft, Tencent e molti altri. Forse ancor più interessante è poi la lista di membri ufficialmente regolari, tra i quali troviamo Palantir di Pierre Omidyar, che ha un controverso accordo di gestione dei dati con il National Health Service (NHS) del Regno Unito; la Clinton Health Access Initiative (CHAI), il cui consigliere (ed ex consigliere medico capo del Regno Unito) Dame Sally Davies guida la Trinity Challenge stessa, e l'onnipresente Tsinghua University, solo per citane alcuni.

La rete di collegamenti e associazioni che interconnette praticamente tutti questi gruppi è una tana di coniglio interminabile e ricorsiva, che alla fine porta a una conclusione: che si tratti di un unico grande club finalizzato allo stesso obiettivo. Per stare a un caso particolarmente significativo, una delle sigle più notoriamente associate alla spinta per i regimi vaccinali globali, la Bill & Melinda Gates Foundation, è legata a una società di investimento ad impatto sociale che sostiene un membro del Trinity Challenge.


Global Impact Advisors è una società di consulenza di San Mateo (California), guidata dal CEO Amy Adelberger, ex allieva della Bill & Melinda Gates Foundation che ha la peculiarità di aver lanciato una partnership da 33 milioni di dollari per la lotta alla tubercolosi con il Ministero cinese della Scienza e della Tecnologia, durante il suo periodo in Cina. Concentrandosi «sull'applicazione di soluzioni basate sul mercato alle sfide globali di salute e sviluppo», l'azienda di Adelberger sembra trarre la maggior parte dei suoi clienti dalla Bill & Melinda Gates Foundation e - dato il suo ruolo di program manager del programma sulla tubercolosi in Cina, la continua attenzione della sua azienda alle questioni relative alla tubercolosi e una lettura sfumata della sezione sulle partnership pubblico-privato sul sito dell'azienda - sembra più che probabile che Adleberger stia semplicemente realizzando la «speranza» della Gates Foundation di realizzare su «scala nazionale le innovazioni in tutta la Cina» a cui erano destinate questa e altre partnership multimilionarie con lo stesso ente governativo cinese.


Anche il Commons Project condivide molte delle stesse relazioni intrecciate con Big Pharma, Big Tech, università e organizzazioni federali nel suo consiglio di amministrazione, lasciandoci con l'inevitabile sensazione che una selezione molto ben organizzata, ma relativamente piccola, di affaristi sia un inferno deciso a modellare un'economia basata sui dati nel disperato tentativo di infondere nuova vita a un sistema in cui nessuno può più comprare.


I missionari dell'«economia del libero mercato» stanno facendo di tutto per convincerci che questa volta hanno davvero a cuore l'interesse della gente, dopo secoli di guerra incessante, corruzione spietata e devastazione ambientale. Improvvisamente, un'emergenza di salute pubblica è riuscita a scrutare nel loro abisso senz'anima e non solo ha scatenato un senso di compassione morto da tempo, ma ha fornito loro casualmente tutte le soluzioni. L'unico problema è che dobbiamo rinunciare alla nostra umanità, vivere dietro gli schermi e parlarci solo tramite app di messaggistica crittografate. A parte questo, assicurano, tutto è come avrebbe sempre dovuto essere. Hanno riconosciuto errati i loro comportamenti e sono pronti a inaugurare un paradigma economico più umano, più «sostenibile», in cui i ricchi investano finalmente sui poveri, sui malati e sui senzatetto come parte di una nuova economia «morale». Ma la domanda ovvia è: se la miseria diventa redditizia, quale incentivo c'è per la sua eradicazione?


Un'economia umana Il capitalismo ha investito nella miseria dacché è esistito, e l'ha sempre trovata immensamente redditizia. Creare un digital twin del mondo offre opportunità di profitto incommensurabilmente maggiori, ma al contempo mette offline la vita umana reale, e la sostituisce con «punti, trattini e segnali elettrici» che - come ha intuito McDowell - sono utili solo ai mercati finanziari. Una lunga, prolungata guerra fredda con la Cina e con un blocco orientale rinnovato hanno il potenziale per produrre più rifugiati, più povertà, più traumi e più prigionieri. In altre parole, più attività per i mercati dei capitali umani. Ma, prima che ciò accada, hanno bisogno del nostro DNA per scalare il progetto pilota e nutrire il leviatano affamato mentre sorvola un pianeta finito. In quel suo commovente discorso su razza, schiavitù e finanza, Justin Leroy citò il primo medico afroamericano, James McCune Smith, per chiarire come il capitalismo non abbia mai abbandonato la propria vera natura nei confronti delle classi più sfruttate. La rilevanza di quel discorso richiede che questa terza e ultima parte della serie si concluda con le parole seminali del medico, pubblicate poco prima della fine della guerra civile nel 1864. La chiarezza di visione di Smith gli permise di riconoscere il cuore infido del sistema, che lui sapeva essere un sistema schiavile indipendentemente da come avesse scelto di etichettarsi: «Non esiste un'agenzia politica, religiosa o filantropica al lavoro che possa abbracciare l'idea della completa abolizione della schiavitù. Nella società degli schiavi, il lavoro è prostrato e il capitale detta le proprie condizioni, che consistono nella sottomissione perpetua. In altre parole, la schiavitù perpetua. Questa guerra, lungi dal diminuire il desiderio o il potere del capitale di possedere manodopera, li aumenterà entrambi. Colossali monopoli si stanno spartendo anche gli Stati liberi per le loro proprietà. Lo schiavo del Sud avrà infatti il proprio omologo, fuorché nel nome, a nord della linea Mason/Dixon».


[3 - fine. Traduzione a cura di Gavino Piga]

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