Il Grande Reset, il DNA e il "complesso di dio"



Terza e ultima parte dell'inchiesta condotta dal giornalista Raul Diego (leggi qui la prima e la seconda parte). L'articolo, qui tradotto per ampi stralci, è consultabile nella versione integrale presso il sito di MintPress (The Bits and Bytes of The Great Reset: COVID-19 and the Scaling Up of Data-Capitalism) che lo ha pubblicato il 3 marzo 2021.


Un ritorno «a qualcosa di simile alla normalità» richiederà un certificato di vaccinazione Covid secondo l'ex primo ministro britannico Tony Blair, sostenitore - insieme a molti leader mondiali - dei passaporti vaccinali che l'Unione Europea prevede di distribuire già quest'estate nei suoi Stati membri. Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel, la necessità di «un certificato di vaccinazione digitale» ha raggiunto il consenso totale in Europa, mentre i paesi extra-UE potrebbero presto ottenere standard e protocolli di applicazione per le credenziali dei vaccini, progettati da un team di ricercatori e accademici provenienti da Regno Unito, Australia, Canada e Caraibi. Andy Knight, politologo dell'Università di Alberta che sta guidando quest'ultimo sforzo, finanziato dal Fondo di sviluppo della ricerca del Worldwide Universities Network (WUN), ha sottolineato in una recente intervista che la vaccinazione non dovrebbe essere trattata come «un problema nazionalistico», affermando che la sicurezza globale «non è più questione di minacce militari: si tratta di minacce per la salute». E ha messo in guardia contro «una frammentazione della cooperazione internazionale» che invece - ha detto - dovrebbe essere soddisfatta attraverso «un incrocio tra il settore pubblico e quello privato».


In effetti gli sponsor di Knight sono impegnati nei Sustainability Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite, una serie di 17 obiettivi incentrati sul cambiamento climatico, pianificati intorno a partnership pubblico-privato-filantropiche. Sostenuto dalla Rockefeller Foundation e dalle organizzazioni filantropiche ad essa associate, il programma SDG delle Nazioni Unite brilla come uno dei capisaldi del Great Reset - che ora presenta il Covid19 come fulcro del progetto - e sta alla base di ciò che la pionieristica ricercatrice indipendente Alison McDowell, intervistata da MintPress per questo articolo, chiama «tecnofascismo teologico». Battezzata «quarto settore», questa fusione fra «stato aziendale [...] organizzazioni no profit e religione» - dice McDowell - opera attraverso le cosiddette «società di benefit», un nuovo tipo di struttura integrata le cui regole sono state sviluppate e finanziate dal B Lab della Rockefeller Foundation. In base al quadro di «governance sociale ambientale» o ESG, le Società B-Certified consentono ai dirigenti aziendali di essere direttamente tutelati dai loro azionisti, quindi dotati di una libertà senza precedenti per via della loro funzione apparentemente vantaggiosa dal punto di vista sociale e ambientale.


Questo nuovo volto del capitalismo intende funzionare sotto l'egida della cosiddetta «Impact Economy», nata dalle ceneri della demolizione controllata del sistema finanziario globale nel 2008, che ha spianato la strada agli hedge fund per sostituire le banche come forza dominante nel mondo del capitale globale. Un mondo attualmente governato dal Blackstone Group Inc. che, sotto il profilo della gestione patrimoniale, controlla cifre da capogiro (mezzo trilione di dollari), per non dire che è anche il più grande ente proprietario del mondo e - ciò che più inquieta - possiede il maggiore database privato di DNA del pianeta.

L'ondata di indignazione delle banche e delle istituzioni di regolamentazione più ricche, all'indomani della debacle del prestito ipotecario subprime del 2008, ha suscitato la richiesta di un capitalismo più "umano" e così, mentre la Grande Recessione era in corso, è stata coniata l'espressione «investimento d'impatto» per descrivere un modello economico capace di fornire «valore sociale attraverso pratiche basate sul mercato». E intanto parole d'ordine come «sviluppo sostenibile» o «carbon neutral» venivano ideate e diffuse da organizzazioni quali il World Economic Forum (WEF) o le Nazioni Unite. Sir Ronald Cohen, che McDowell identifica come una delle figure-chiave in questo processo, non più tardi del 2019 ha dichiarato che l'Impact Economy stava «rovesciando la dittatura del profitto mettendogli saldamente accanto l'impatto, per poterlo tenere nei ranghi». La sfumatura in questa dichiarazione forse non si percepisce immediatamente, ma le parole astute pronunciate dal presidente di una società di investimento d'impatto chiamata Global Steering Group (CSG) rivelano il trucco magico che i proprietari di capitale vogliono usare sul mondo. Certo, nonostante la fiducia sfacciata di Cohen e dei suoi compagni evangelizzatori sul carrozzone dell'investimento d'impatto, non tutti sono altrettanto convinti, e perfino la Rockefeller Foundation ha scoperto che farvi montare sopra i principali players potrebbe essere arduo: ha ammesso infatti di non aver ancora raccolto «il sostegno delle fund collaboratives, nonostante abbia provato con alcune delle più note, come la MacArthur Foundation» e altre. Ma forse nessuno meglio della Rockefeller Foundation capisce che «lo sconvolgimento può produrre nuova comprensione e opportunità». Il modello di investimento di impatto sta affrontando una sfida - come molte startup - che è un problema di scala. Ma si tratta di una sfida ben posizionata per affrontare il problema: gli agenti impegnati nella promozione di questo modello se ne sono già assicurati attingendo al più grande mercato orizzontale di tutti i tempi, l'assistenza sanitaria. Il complesso di dio

Nell'ottobre 2020, MintPress ha parlato di un'organizzazione chiamata The Commons Project, che all'epoca stava effettuando i primi test ufficiali della sua app di passaporto sanitario - CommonPass - a Newark, nel New Jersey, alla presenza di funzionari del Center for Disease Control (CDC) e di agenti della Custom and Border Protection. Il background dei fondatori del progetto ha rivelato i loro legami con il CDC e con operazioni di intelligence condotte sotto copertura in tutto il mondo. Uno di loro, in particolare, merita uno sguardo più attento alla vigilia di un regime mondiale di biosicurezza. Si tratta del dr. Bradley A. Perkins. Ha guidato l'indagine del CDC sugli attacchi all'antrace del 2001, in quanto capo del reparto "meningite e agenti patogeni speciali", diventando il principale esperto di antrace dell'agenzia. In seguito è stato nominato vicedirettore dell'Ufficio per la Strategia e l'Innovazione, per giungere poi a dirigere la divisione, a capo di un budget di 11,2 miliardi di dollari e di oltre 50 filiali in tutto il mondo. Perkins ha cominciato la sua ascesa a partire dal 1989 supervisionando un team del CDC's Epidemic Intelligence Service (SIE), un'unità speciale originariamente istituita per «catturare i comunisti se avessero iniziato a diffondere la peste nella penisola coreana». Era a capo dell'unità di bioterrorismo del CDC quando fu contattato, insieme a cinque dei suoi colleghi, per guidare l'indagine sull'antrace. Si può dire che abbia in quel periodo raggiunto il culmine della sua carriera nel servizio pubblico, lavorando a stretto contatto con l'allora direttore del CDC Julie Gerberding per creare una capacità di risposta alle emergenze che fosse «d'avanguardia» - da 2 miliardi di dollari - per l'amministrazione Bush sulla scia dell'epidemia di influenza aviaria H5N1. Da allora ha continuato ad essere una voce influente presso il massimo gruppo di prevenzione delle malattie della nazione, dove è parso fortemente intenzionato a rivedere in modo radicale l'approccio del paese alla salute pubblica. Un intento che ha portato i suoi sforzi ad incrociare il settore privato: per quasi quattro anni è stato Chief Medical Officer di Human Longevity, Inc, la società di sequenziamento del DNA fondata dal dr. Craig Venter, il primo uomo a sequenziare il genoma umano. E nel 2017, poco prima di dimettersi da quest'incarico, in occasione della conferenza Abu Dhabi Ideas dell'Aspen Institute presso la New York University, ha tenuto una presentazione piuttosto illuminante, nella quale ha spiegato in dettaglio cosa lui e i suoi colleghi nel business del sequenziamento del DNA intendano davvero quando parlano di cambiamento della sanità pubblica.


In una sessione del panel condivisa con altri transumanisti che spingono per la rivoluzione genomica globale (ad esempio Aubrey de Grey, attuale consulente scientifico del progetto transumanista di Jeffrey Epstein, ora ribattezzato Humanity+), Perkins ha vantato la genomica come prossima frontiera della sanità. Nel suo discorso - intitolato Synthetic Life to Human Health - ha spiegato come la genomica sarà «il prossimo acceleratore nell'estensione del ciclo vitale umano ad alte prestazioni» e quali siano i quattro fattori che hanno reso ciò possibile. Prima di tutto c'è la «radicale diminuzione del costo del sequenziamento dell'intero genoma», sceso dai circa tre miliardi di dollari iniziali a circa mille dollari (o «circa tremila se si include la componente analitica» per mappare il codice del DNA). L'avvento poi del cloud computing - che secondo Perkins è «appena sufficiente per iniziare ad ospitare questi voluminosi dati e permetterci di manipolarli e analizzarli» - e l'adozione su larga scala del machine learning (AI) per «interpretare» i dati costituiscono gli altri due fattori. Infine, Perkins sottolinea il passaggio - di importanza capitale - dall'«assistenza sanitaria basata sul volume» all'«assistenza sanitaria basata sul valore». Si riferisce qui al freddo e duro denaro, come chiarisce nel resto del suo seminario, visto che la genomica «guiderà enormi progressi nell'assicurazione sulla vita e sulla salute [nonché] enormi progressi nell'erogazione dell'assistenza sanitaria alimentando una nuova generazione di sanità e modelli sanitari». «Quello che stiamo per fare» - prevede audacemente - altro non è che «hackerare il software della vita» e «per la prima volta cercare di capire tutte le istruzioni che ci costruiscono, ci gestiscono e ci riproducono come esseri umani».


Per chiarire meglio il punto, racconta un aneddoto inquietante sul pioniere della genomica, Venter, il quale - ha detto - «si mise davanti a un computer con l'idea di poter effettivamente progettare un genoma, una sequenza di lettere del DNA, produrre quel genoma artificialmente, inserirlo in una membrana e avviare la vita da zero». Secondo Perkins, quel brainstorming di Venter nel 2010 fu forse più «importante» del sequenziamento stesso del genoma umano: il momento d'illuminazione in cui uno scienziato occidentale sviluppò il complesso di dio è quello che trasformerà «la medicina da scienza clinica supportata dai dati a scienza dei dati supportata dai medici» ha detto. E ha continuato mettendo in guardia sulla «profonda frattura con l'attuale modello di pratica della medicina» che - ha affermato con sicurezza - non sarà più «possibile nello stadio a cui arriveremo molto presto».

Archiviata nei server cloud di Amazon, la piattaforma di bioinformatica di Human Longevity è solo una delle diverse tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, progettate per eseguire il tipo di lavoro comparativo su cui Perkins (coi suoi colleghi dell'industria delle scienze della vita) conta per portare a termine quella che considera «probabilmente la più grande impresa su larga scala di sempre», cioè «tradurre il linguaggio della biologia, sotto forma di codice DNA lineare, nel linguaggio della salute e delle malattie».

Egli ammette che «il genoma, isolato, non è molto utile»: ciò su cui il business della genomica fondamentalmente si concentra è infatti la «costruzione di cartelle cliniche integrate» onde poter correlare «dati clinici di alta qualità» con l'intera sequenza genomica. «Siamo nel business della costruzione di un grande database» rivela. Senza il quale, la rivoluzione genomica è morta già, per così dire, nelle acque primordiali.


E con CommonPass, Perkins sta continuando a fare tutto il possibile per costruire quel database. Dopotutto, un passaporto biometrico richiesto a tutte le frontiere sarebbe molto utile per accumulare una miniera d'oro di dati genomici. Un'opportunità non persa dagli azionisti di maggioranza di un'altra società con cui Perkins ha avuto a che fare anche prima di lanciare l'organizzazione no profit o unirsi a Human Longevity. Appena conclusa la sua lunga carriera al CDC, infatti, Perkins è entrato a far parte del Vanguard Health System come vice presidente esecutivo e Chief Transformation Officer, giusto un anno dopo aver esortato i suoi colleghi dipendenti federali a prestare attenzione al «serious game» che l'agenzia stava implementando per «esaminare l'impatto e i costi stimati per la salute», associati ai principali cambiamenti delle politiche e del sistema sanitario «per un periodo di cinque decenni».