Eventi estremi: il nuovo racconto della paura




Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha affermato che «negli ultimi 50 anni, il numero di disastri legati ad eventi meteorologici si è quintuplicato». È davvero così?

Il numero di disastri registrati è davvero cresciuto in questa proporzione ma questo dato è fortemente influenzato dal miglioramento della raccolta di informazioni sugli eventi calamitosi.

La mortalità correlata agli eventi meteorologici estremi si è drasticamente ridotta rispetto al passato. La superficie boschiva interessata da incendi presenta un trend in diminuzione dal 2003 al 2020. I danni economici causati da eventi meteorologici estremi rappresentano circa lo 0,16% del PIL mondiale, percentuale che non è aumentata negli ultimi 30 anni [grazie a Francesco Ramella per l'ottimo thread: qui sotto i grafici a supporto.]








Eppure, sembra così credibile Draghi, insieme a tutte le Cassandre che spargono terrore sui disastri e i sacrifici inevitabili che dovremmo affrontare per evitarli. Al punto da non cercare neanche riscontro nei fatti. Perché?

Perché misuriamo le grandezze rapportandole al parametro insignificante della nostra vita: abbiamo vissuto quel disastro, quel cataclisma, quella paura. L'abbiamo visto alla TV, osservandone gli effetti in loop su YouTube, con macabro rapimento. Ci ha colpito, terrorizzato e, siccome crediamo noi stessi la misura ultima di ogni evento, deduciamo che la dimensione del nostro sbigottimento e delle nostre paure sia direttamente proporzionale a quella dell' evento stesso. «Deve essere così: lo sto vivendo io, sono atterrito: è quindi qualcosa di mai visto, di orribile. Qualcosa di pericolosissimo, perché può succedere a ME

Sembra quindi normale che il discorso si sposti dalla CO2 e dal cambiamento climatico (che nell'immediato riescono a suscitare solo una preoccupazione relativa) ai «disastri legati ad eventi meteorologici», eventi clamorosi, capaci di suscitare eco mediatica, perché enfatizzati, enumerati, rilanciati. Capaci di mettere in discussione la nostra sicurezza immediata. Il fine è sempre quello di portare le persone ancor più sull'orlo del baratro della paura, per poi lanciare la provvidenziale fune che eviterà loro di sfracellarsi.

Ma è una fune comprata a usura: ottenuta dietro corresponsione di un prezzo altissimo che ormai esula dal solo impegno finanziario dei contribuenti. Perché la sicurezza di vivere al riparo dall'era dei cataclismi climatici e delle pandemie richiede un sacrificio più grande, non più misurabile solo in tasse, balzelli, disoccupazione, austerità e povertà. Ed è stato ampiamente dimostrato che - in spregio ai dati oggettivi, ai controfattuali, ai grafici esaustivi e agli argomenti logici - i più sono già disposti a pagare quel prezzo. Federica Poddighe

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