Chi ti salva la vita è il tuo padrone


Si comincia con una pillola per il mal di testa e si finisce col siero sperimentale obbligatorio. Questa, in sintesi, la storia della medicina moderna.


La medicina moderna è una cosa molto più complessa della favola “un bel giorno arrivarono i vaccini, e il vaiolo cattivo scomparve”, raccontata purtroppo anche da molti insegnanti e divulgatori di materie scientifiche. Tanto per cominciare, non è vero. Il vaiolo, e tutte le principali malattie premoderne a carattere infettivo, sono state sconfitte innanzitutto dal miglioramento e dall’aumento dell’alimentazione, poi dal miglioramento dell’igiene, e infine dai farmaci. Lo dimostrano le serie storiche, basta saperle guardare.


Ma la medicina moderna, come tutto ciò che è moderno, è una realtà a tre teste, una trinità rovesciata: quello che è, quello che crede di essere e quello che dice di essere.


1. Quello che è: la medicina moderna è uno degli aspetti del modo di produzione moderno, il capitalismo. Ogni cosa viene prodotta col fine ultimo del profitto, e i farmaci non fanno eccezione. Questo spiega perché si spendono miliardi per sviluppare il Viagra e nulla o quasi per la malaria in Africa. Con la malaria in Africa non si guadagna, mentre i professionisti sessantenni dei romanzi di Philip Roth che non riescono a farsi la segretaria pagano, e bene. Quindi, tutto ciò che la medicina moderna fa ha uno scopo ben diverso dal curare le malattie, anche se, indubbiamente, quello è uno dei suoi effetti collaterali – e meno male che c’è il Moment quando ho mal di testa. Ma fino a che punto, per farmi passare il mal di testa, dovrò accettare la logica del profitto e le sue conseguenze? Perché un limite ci deve pur essere, ma nessuno ne parla: anzi, la risposta di rito è “se non ti piace Big Pharma smetti di usare le medicine e vai dallo stregone”.

2. Quello che crede di essere: la medicina è un sistema di produzione (una prassi), ma crede di essere un sistema di conoscenza (una teoria). La differenza è che una prassi si può contestare e cambiare, una teoria no, se è vera (e che sia “vera” lo stabilisce il metodo, cioè un’altra teoria, cioè la teoria stessa). Non solo, ma mentre io posso azzardarmi a dire che una teoria non è vera, non posso azzardarmi a contestare il “metodo”. Questo spiega perché i complottisti non vengono mai contestati sul merito, ma sempre sul metodo: “peer review” per la gente studiata, “lo ha detto la televisione” per gli altri. Questa è una dittatura del metodo, una dittatura senza contenuti, basata non su un’idea imposta, come le dittature del Novecento, ma sul totale vuoto di idee accompagnato da un “metodo” obbligatorio. Infatti l’ideologo di questa dittatura è Karl Raimund Popper, famoso per aver dato il nome a una droga da discoteca e per il celebre “paradosso di Popper” citato dai conformisti nella forma più congeniale a loro, quella del fumetto. Il citato “paradosso” è appunto un fumetto dove un barbuto e accigliato Popper riesce a tappare la bocca a qualcuno subito dopo aver detto “non dobbiamo tappare la bocca a nessuno”. Miracoli del metodo, questa teoria che dovrebbe limitarsi a dirci come fare le cose, e finisce sempre, invece, per dirci che cosa dobbiamo fare.


3. E qui veniamo al terzo punto: cosa la medicina dice di essere. Dice di essere un metodo (un “come fare”), invece con questa crisi pandemica - ma in realtà già prima - si è rivelata un “cosa fare”, una vera teoria normativa che indica doveri e attribuisce valori morali. Insomma, una religione. Vaccinarsi è “dovere civico” e alla scienza si “crede”. Questo accade perché non esistono “metodi” neutrali, Popper o non Popper. Un metodo contiene sempre un’etica. Chi può dirti come fare le cose, finirà inevitabilmente per dirti quali cose devi fare. Chi può farti passare il mal di testa, chi può salvarti la vita con un click, finirà inevitabilmente per stabilire chi deve vivere, come, perché. Stabilirà che una polmonite interstiziale è una priorità assoluta, e che per impedirne la diffusione qualunque mezzo è lecito: e tu non potrai farci nulla.


E’ strano che la fantascienza non abbia previsto questo scenario, la tirannia dei medici. Il motivo, forse, è che il medico è come la mamma: salva la vita, lo chiami nei momenti più tragici e quando hai assoluto bisogno di aiuto, non puoi pensare che possa trasformarsi in un tiranno. Eppure la cosa è evidente, facile, addirittura ovvia: uno che ti salva la vita ha, letteralmente, diritto di vita e di morte su di te. Con la differenza che la mamma ti ama ed è disposta a sacrificarsi, per te, lui no. Lui ha i suoi obiettivi, e a te, povero bambino senza mamma, non resta che aggrapparti all’idea che lui ti ami, che i suoi obiettivi coincidano con i tuoi. Ciò spiega la violenta, isterica reazione d’odio verso i novax: essi sono lì a ricordarti che quell’uomo in camice non è la tua vera madre.


Gianluigi Sassu

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