Berlusconi è di sinistra



Quando fra un secolo si guarderà ai nostri tempi dal vantaggioso punto di vista di un movimento storico che si è concluso, apparirà chiaro che l'esistenza politica di Silvio Berlusconi è stata l'essenza della sinistra italiana dopo la caduta del Muro di Berlino e le tribolazioni che hanno portato la metamorfosi del PCI, per fasi, nel PD. Trovatasi a rinnegare (e anzi, come ogni buon prete spretato, a rigettare enfaticamente) la gran parte delle idee, ma soprattutto l'ideologia, che ne era fondamento, la sinistra della fin de siècle, ha inseguito con scarso successo i temi più alla moda dell'agenda mediatica. Dall'internazionale democratica di clintoniana memoria, foriera dell'idea che la formazione è la cura per ogni problema materiale, cioè che il mercato del lavoro non è quello delle merci – come sosteneva Keynes – ma quello delle competenze, al blairismo; dal dirittoumanismo al dirittocivilismo, dall'anti-nucleare all'ecologismo, dalla giustizia sociale alla libertà. Un processo che, sempre però nel campo della rappresentazione, ha avuto la sua apoteosi in Sinistra, Ecologia e Libertà: partito-slogan che è servito da riassunto.


Un pilota che sbanda così tanto può reggere una decina di curve, perfino un paio di giri, ma dopo un po' finisce necessariamente fuoripista e quindi fuori dalla gara. Ciò che ha salvato, e allo stesso tempo reso possibile la sopravvivenza della sinistra in questo tortuoso percorso portato avanti o bendati o, molto spesso, ubriachi della novità orecchiata e che faceva sentire tanto moderni, tanto Ventunesimo Secolo, tanto futuro, tanto Agenda 2020, tanto 2050, è stato Silvio Berlusconi. Si poteva infatti portare avanti un giorno un pensiero e un giorno un altro, saltare di simbolo in simbolo e cambiare nome all'occorrenza perché a tenere tutti insieme e, soprattutto, a garantire un certo consenso elettorale ci pensava Berlusconi. Andare contro Berlusconi, opporsi al berlusconismo, fermare la dittatura (parola ai tempi sulla bocca di ogni pensatore progressista, oggi declinata a parolaccia inutilizzabile se non nei confronti di qualche leader internazionale sgradito) erano l'obiettivo da realizzare, costi quel costi.


Per tenere lontano Berlusconi e il suo conflitto di interessi, altro sintagma oggi impronunciabile, andava bene qualsiasi cosa: anche realizzare le riforme che Berlusconi proponeva e a cui ci si era opposti poco tempo prima. Oggi ci siamo abituati al meglio stare al governo contro le proprie idee che non starci proprio, ma nel secondo ventennio della storia italiana, questo ancora storceva le facce. Insomma: se non ci fosse stato Berlusconi, non ci sarebbe stata la sinistra.

Trovatasi poi a governare, novella partigiana di una seconda liberazione, la sinistra ha realizzato gran parte di ciò che Berlusconi era riuscito soltanto ad abbozzare: l'abolizione dell'articolo 18, il Jobs Act, la riforma della Buona Scuola che mette in atto tanti dei provvedimenti che furono bocciati alla Gelmini, l'appiattimento su posizioni internazionali ubbidienti anche se lesive degli interessi nazionali e si potrebbe andare avanti a lungo. Per non parlare poi del sistema mediatico: i format inaugurati da Berlusconi, quegli spettacoli osceni che secondo la sinistra ci avrebbero imbarbarito, sono oggi gli stessi dei programmi di sinistra. L'infotainment, la costruzione del consenso filo-governativo, una sola voce che ripete su ogni emittente la stessa cosa. L'unica cosa a essere cambiata sono le classifiche sulla libertà di stampa in Italia, sbandierate quando c'era Lui, scomparse dall'agenda mediatica oggi. Per arrivare infine al grande governo di unità nazionale, sinistra e Berlusconi fianco a fianco e non certo con pezzi di secondo piano, ma con i nemici giurati della sinistra: Gelmini, Carfagna, Brunetta.


Sembra fatto di proposito, alcuni potrebbero credere che sia uno sgarro di Berlusconi ai suoi ex nemici. E invece no, è il coronamento di questo processo storico. Li vedete lì ora, i nostri ministri berlusconiani, che sono i più vicini alle posizioni del PD, che parlano di numeri e di dati, che si esprimono contro il resto del centro-destra, che inseguono l'europeismo progressista e adorano Mario Draghi. Se viene difficile trovare qualche differenza fra i temi e i modi in cui si esprime uno di loro, Brunetta in particolare, è perché differenza non c'è. Non c'è dubbio quindi: Silvio Berlusconi è la persona più a sinistra della seconda repubblica italiana.



Maurizio Cocco

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